Assalti ai portavalori in Sardegna/6: silenzio e riservatezza sulle nuove indagini
Il racconto esclusivo, a puntate, di uno dei più esperti investigatori che hanno combattuto il fenomeno nell’IsolaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Come già anticipato chiusa l’indagine della Dda di Cagliari sulla banda ogliastrina specializzata in assalti ai furgoni portavalori, ne era stata identificata poi un’altra; stando alle indiscrezioni ci sarebbero stati soggetti comuni alla prima (ma anche alla terza, identificata dai carabinieri di Carbonia , nonché ad altre successivamente individuate).
Nella seconda banda La base operativa sarebbe stata in un ovile di Florinas, con anche un’altra azienda nelle campagne a pochi chilometri da Sassari ed un ulteriore appoggio, sempre alla periferia di Sassari. I presunti banditi provenivano da Irgoli, Thiesi, Siniscola, e dell’entroterra nuorese, specie Orgosolo. A questo gruppo è stato attribuito un ulteriore tentativo di rapina al caveau Mondialpol di Sassari , sventato solo grazie all’intervento degli investigatori che ponevano a presidio dell’obbiettivo e sulle vie di accesso alla città numerose pattuglie che facevano desistere i malfattori che già si erano mossi in direzione della sede dell’Istituto di Vigilanza. Ormai da qualche tempo l’ex sostituto commissario Michele Tarallo è in quiescenza, ovvero in pensione. Di indagini non si occupa più, ma per anni è stato uno degli esponenti di spicco della Sezione interprovinciale Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Cagliari e , successivamente della SISCO ,neonata struttura sempre in ordine al contrasto del Crimine Organizzato, che con la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari dava la caccia alle bande che organizzano assalti ai portavalori. «Usavano linguaggi volutamente criptici – ricorda - e spesso in dialetto stretto».
L’altra banda, individuata dai Carabinieri, avrebbe avuto un intenso traffico di armi e droga tra Sardegna, Corsica e Toscana. Il gruppo, composto da numerosi soggetti di Desulo, e altri provenienti da vari paesi dell’interno della Sardegna, avrebbe allacciato rapporti con soggetti napoletani e corsi. Gli investigatori scoprirono anche un tentativo di assalto al caveau Mondialpol di Cecina , da attuarsi intono alla metà del 2019. Avrebbero portato le armi dalla Sardegna e chiesto la collaborazione anche di due soggetti di Irgoli, quelli della “seconda banda” , che si erano recati sul posto per un sopralluogo nei pressi del caveau. Poi, però, a causa di vari ritardi nell’organizzazione le armi erano state riportate in nell’Isola e recuperate dai carabinieri: si trattava di cinque fucili, tra cui due AK47, tre pistole, munizioni e ed esplosivo, oltre numerosi giubbotti antiproiettile.
E sardi erano anche molti degli arrestati per la rapina del 28 marzo 2025, quando un commando armato e con il volto coperto, assaltò in pieno giorno due furgoni portavalori sulla Aurelia, nella provincia di Livorno, riuscendo a impossessarsi di circa 3 milioni di euro per poi fuggire. Le indagini immediate portarono all’arresto 11 persone, tutte provenienti dalla Sardegna, su cui però è prematuro dire qualsiasi cosa perché l’indagine è ancora in corso.
In questi anni gli investigatori dello speciale pool guidato dal sostituto procuratore Danilo Tronci si sono concentrati sulle rapine che sarebbero state messe a segno da altri gruppi. Tra queste spiccano quella del 21 marzo 2014 al furgone portavalori “La Sicurezza Notturna”, consumata al chilometro 37 della Statale 131, in territorio di Serrenti, quando un commando di almeno sette persone, armate e mascherate, misero un autoarticolato di traverso sulla carreggiata, costringendo l’autista del mezzo blindato a frenare bruscamente e arrestare la marcia, bloccando anche il furgone di scorta che lo seguiva. Tre malviventi esplosero alcuni colpi di arma da guerra contro il blindato, costringendo le guardie a scendere. Nel frattempo, altri due veicoli, si posizionarono dietro al furgone di scorta al fine di impedire qualsiasi tipo d’intervento alle altre due guardie, che venivano ugualmente fatte scendere dal mezzo. Con uno smeriglio, poi, i banditi aprirono il caveau del furgone blindato asportando dei plichi per un totale di 5 milioni di euro. Per questa rapina finirono nei guai una guardia giurata (il basista) e un autotrasportatore di Desulo che avrebbe segnalato il passaggio dei blindati, entrambi poi condannati
C’è poi la tentata rapina del 2 gennaio 2016 ai danni di un furgone “Vigilpol”, a Nuoro, in località Nurdole: due malviventi, a bordo di un fuoristrada, bloccarono il traffico nei pressi della galleria di Pratosardo in direzione Cagliari. Dopo avere fermato un automobilista lo costrinsero a scendere dal mezzo che veniva messo di traverso sulla carreggiata e incendiato, cospargendo poi l’asfalto con dei chiodi. Tuttavia, per un errore di organizzazione e di tempistica, il blindato (diretto verso Nuoro) riuscì ad attraversare indenne lo sbarramento, nonostante anche alcuni colpi di arma da fuoco esplosi in aria a scopo intimidatorio. Pesantissimoil colpo al caveau Mondialpol di Sassari del 29 febbraio 2016, quando una decina di persone, armate con fucili automatici, dopo aver abbattuto con una ruspa il muro di cinta del fortino, ingaggiarono un conflitto a fuoco con alcune guardie, riuscendo a impossessarsi di una somma di denaro quantificata in circa 10 milioni di euro, custodita nella sala conta. Otto anni dopo, un commando di 15-20 persone, compì una rapina analoga nel giugno 2024 al caveau di Caniga, usando un escavatore. In questo caso i banditi spararono anche a delle auto dei carabinieri in sosta e riuscirono a portarsi via circa 12 milioni di euro, incendiando mezzi in varie strade di Sassari per creare diversivi.
Ci sono state poi anche due tentate rapine il 2 luglio 2016 sulla 130 tra Musei e Domusnovas: 8 banditi assaltarono un furgone della “Sicurezza Notturna”. Bloccato il blindato, però, cercarono di forzare la cassaforte, ma l’arrivo di una pattuglia della stradale li fece scappare. Una delle guardie giurate venne presa in ostaggio, liberata alcuni chilometri più avanti. Quattro mesi più tardi, il 2 novembre 2016, a Oniferi sulla statale 131 diramazine verso Nuoro, un commando entrò in azione al bivio Orotelli, per rapinare un furgone che viaggiava con a bordo 750 mila euro. La rapina saltò per il passaggio di un Fiat Ducato dello Squadrone Eliportato dei Cacciatori di Sardegna dei Carabinieri che spaventò la banda: i rapinatori aprirono i fuoco e i militari risposero, mettendo in fuga i criminali.
Michele Tarallo, come detto, è ormai in pensione. «La regia non è comune a tutte le bande ma propria di ogni gruppo» spiega l’esperto, ormai ex investigatore, «in genere due o tre elementi che per personalità, autorità, esperienze pregresse nello specifico settore e capacita criminali si costruiscono una leadership nel gruppo. Non dobbiamo, però, immaginare dei capi o promotori che si limitano a disporre o demandare, bensì a soggetti che, al pari, e forse più degli altri, partecipano ai sopralluoghi, ai furti delle auto ed alle altre attività proprie dell'organizzazione. Le bande all'epoca erano almeno tre: nel tempo, da altre attività, è emersa anche la presenza di ulteriori batterie, gruppi di soggetti, perlopiù appartenenti alla stessa area geografica, che davano disponibilità per partecipare a eventi delittuosi».
