Assalti ai portavalori in Sardegna/4: le indagini sulle bande
Il racconto esclusivo, a puntate, di uno dei più esperti investigatori che hanno combattuto il fenomeno nell’IsolaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Su due delle tre presunte bande specializzate in assalti ai furgoni portavalori, quella Ogliastrina e una di quelle barbaricine, iniziano a lavorare gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia.
Nel primo caso gli agenti del Sisco e della Mobile di Nuoro coordinati dal pm Danilo Tronci, nel secondo i Carabinieri di Carbonia con la pm Rossana Allieri, entrambi magistrati di grande esperienza.
Nel caso del gruppo che aveva come quartier generale Villanova Strisaili, a condurre le indagini sul campo erano proprio gli investigatori coordinati dall’ex sostituto commissario Michele Tarallo, sino a qualche tempo fa in servizio alla Sezione Investigata Specializzato in Criminalità Organizzata di Cagliari e ora in quiescenza, ovvero in pensione.
«Si sono fatte sul campo attività mirate sia di pedinamento che di osservazione – spiega l’ex investigatore – anche con l’ausilio di strumenti tecnici, alcuni dei quali all’interno dell’abitazione di uno dei capi. In questo modo si è riusciti a scongiurare numerosi e gravi episodi delittuosi e ricostruirne altri, passati, ma altrettanto clamorosi».
L’ordine dei magistrati era quello di non fare scoprire le microspie, ma nel frattempo c’era anche l’esigenza di salvaguardare l’incolumità delle persone e impedire gli assalti. «Come detto, l’esigenza di tutelare l’incolumità pubblica ed evitare pericolosi scontri a fuoco – sottolinea Tarallo - portava a compiere imponenti attività preventive che facevano desistere o vanificavano le azioni dei banditi». E solo per elencare alcuni dei colpi falliti, dieci anni fa, nell’estate del 2015, i magistrati avevano ordinato lo svuotamento del caveau di Arzachena, dopo aver scoperto che la banda aveva già fatto i sopralluoghi ed erano stati indicati i partecipanti.
«Allo stesso modo – prosegue l’esperto ex poliziotto - venivano vanificati ben cinque tentativi di rapina sulla Olbia-Sassari, tra novembre 2015 e gennaio 2016 (con presenza sui tratti interessati di numerose pattuglie ed il ritardo o anticipo dei mezzi blindati), la rapina del 1 dicembre nella località “Barbusi” di Carbonia (ove erano state preventivamente installate delle telecamere) e quella prevista per il giorno 21 marzo 2016 a Voghera, che consentiva, con un tempestivo provvedimento di fermo da parte dell’autorità giudiziaria, di arrestare tutti i componenti della banda compreso i tre banditi che si erano già recati sul posto, dopo la traversata in nave nascosti all’interno di un camion».
Allo stessa consorteria sono poi state attribuite anche la rapina a portavalori avvenuta a Nuoro il 14 ottobre 2013, presso il caveau dell’istituto “Vigilanza Sardegna” (con un bottino di 5 milioni di euro) e la rapina al furgone portavalori della società “Vigilpol” avvenuta l’1 settembre 2015 al chilometro 156 della Statale 131, in località Campeda, nel territorio di Bonorva, fruttata ai rapinatori un bottino di 500 mila euro.
(Continua...)
