Al Man rivive la Sardegna a colori di Franco Pinna
Il museo di Nuoro propone immagini realizzate tra il 1953 e il 1967 e recuperate di recentePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tra le immagini a colori della Cavalcata sarda, della festa di Sant’Efisio e delle donne della Baronia di ritorno dal lavatoio sul Cedrino rimbalza una voce autorevole. «Dal 1952-53 Franco è stato il fotografo di scena di tutti i miei film. Era una presenza tranquillizzante, sapevo che con calma, con lentezza faceva un buon lavoro e vedo che in molte monografie sui miei film le fotografie più belle, quelle che ricordano certi momenti dei miei film sono proprio quelle che ha fatto Franco». La voce è quella di Federico Fellini che racconta il legame con Franco Pinna, fotografo di grande successo a cui il museo Man di Nuoro dedica una mostra con immagini che raccontano la Sardegna dei grandi cambiamenti. Foto recuperate che riportano indietro agli anni compresi tra il 1953 e il 1967. Un viaggio che, a sorpresa, conduce i visitatori anche nel mondo felliniano guidato dalla stessa voce del grande regista di cui Pinna è per anni il fotografo di fiducia. «Certo, eravamo anche amici, un amico discreto, silenzioso, abituato forse ai silenzi e alle vastità del paese dov’è nato, della Sardegna, delle pianure e degli altipiani sardi», dice ancora il regista.
Pinna, nato nel 1925 a La Maddalena, morto a Roma nel 1978, è figura autorevole del Neorealismo fotografico italiano. Un passato da partigiano, esordisce nel 1952 per i periodici di area comunista, segue l’antropologo Ernesto De Martino nei viaggi in Lucania e Salento. Realizza in Sardegna immagini a colori in tempi che consacrano il bianco e nero. Un patrimonio recuperato con un paziente lavoro digitale sui colori originali e ora proposto nella mostra di Nuoro che è, perciò, la prima vetrina di quelle immagini dimenticate e perciò preziose più che mai.
Al Man si ritrova la copertina molto simbolica del numero di “Vie nuove”, realizzata a Orgosolo dove Pinna sbarca nel 1953, nel suo primo soggiorno di lavoro in Sardegna. Conta sul sostegno dell’antropologo Franco Cagnetta. E ci arriva quando a causa di un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine alla morte del bandito Emiliano Succu segue quella di Davide Capria, vittima di un sequestro di persona. Pinna sperimenta il colore, dove averlo adottato per la prima volta a Vienna. A Orgosolo fa foto in bianco e nero e riprese a colori da cui viene tratta la copertina di quel numero di “Vie nuove”. Riprende il volto di una donna col volto incorniciato dall’austero copricapo di seta.
Torna a soggiornare nell’Isola nel 1961 quando realizza il fotolibro “Sardegna. Una civiltà di pietra” per la casa editrice dell’Automobile club d’Italia. Fa tante tappe, da Stintino a Portu Banda, dintorni di Nebida, da Lula al nuraghe di Sant’Antine di Torralba, da Monteponi a Iglesias, dalla Gallura alle saline di Macchiareddu, dalla grotta del Bue Marino di Dorgali a Barumini e al monte Ortobene a Nuoro. Un anno prima riprende il rito dell’argia a Tonara che documenta anche con immagini in bianco e nero. Non mancano le foto legate al banditismo, altre sulla protesta del mondo agropastorale che nel 1967 sfila a Cagliari con cartelli dove si può leggere: “Pastori di San Basilio il nostro bestiame è affamato”. E poi l’iconica immagine dove giovani coppie ballano ai piedi della grande scritta “Dancing”, emblema di novità. Tutte immagini intense, flash sui cambiamenti sociali e culturali in atto, articolate in un percorso che propone circa 80 opere tra stampe fotografiche a colori, di fatto inedite, e altri materiali, compresi gli strumenti di lavoro provenienti dall’Archivio Franco Pinna. Tra le sale del Man anche una selezione di riviste d’epoca come “Vie nuove”, “Noi donne”, “L’espresso” e “Panorama” a cui erano destinate le immagini a colori che al tempo sembravano meglio rispondere alle esigenze di attualità.
Al termine del percorso viene facile condividere la riflessione finale del Man, diretto da Chiara Gatti: «Ora che la mostra è stata allestita è lecito chiedersi: quanta fotografia a colori di soggetto sardo ha circolato prima di quella di Franco Pinna? Poca. Quanta di questa può essere ritenuta obiettivamente più significativa, non solo in termini strettamente estetici, ma come testimonianza dei mutamenti culturali verificatasi in un’epoca di cambiamenti profondi come poche altre in Sardegna? Nessuna, con tutta probabilità». La mostra di Nuoro, inaugurata a dicembre in occasione dei cent’anni dalla nascita del grande fotografo, andrà avanti fino al primo marzo.
