Petacchi, sprint vincente a OristanoIl Giro di Sardegna oggi a Iglesias
Il principe dello sprint è tornato. Sul traguardo di Oristano Petacchi ha imposto la legge del più forte e ha vinto la terza tappa del Giro di Sardegna partita da Nuoro. Deluso Loddo che puntava al successo. Oggi quarta tappa: partenza da Carbonia e arrivo a Iglesias.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
DAL NOSTRO INVIATO
CARLO ALBERTO MELIS
ORISTANO C'è stato un momento nel quale gli avversari di Alessandro Petacchi hanno avuto la chance di batterlo. È stato mercoledì, nel corso della seconda tappa, quando sulle salite della Barbagia il “velocista-gentiluomo”, debilitato dal virus intestinale, ha pensato al ritiro. Perché se a uno come lui consenti di superare la crisi e presentarsi sul rettilineo d'arrivo, non puoi sperare di cavartela.
Lo spezzino, al quale l'aria della Sardegna ha sempre fatto bene (ha vinto ogni volta che è venuto), ha dimostrato tre volte di essere un campione vero: quando ha scelto di presentarsi al via da Olbia, dopo i problemi accusati sabato scorso a Laigueglia; quando ha resistito alla tentazione di fermarsi, in una giornata di pioggia, freddo e salita; e, finalmente, ieri a Oristano, quando ha fatto giustizia degli avversari sul traguardo di via Cagliari.
RIMPIANTO Il rimpianto maggiore per i tanti tifosi che da tutta la Sardegna hanno raggiunto il rettilineo d'arrivo è stato per Alberto Loddo. Il velocista sardo era attesissimo a quella che si profilava come la prima volata di questo Giro di Sardegna insolito e bellissimo. La preparazione dello sprint è stata perfetta, ma il meccanismo predisposto dalla Androni-Diquigiovanni si è inceppato all'ultimo dei 206 chilometri della terza tappa, la più lunga di questa edizione. Ma al momento cruciale, l'ingresso sul lungo rettilineo, Loddo ha perso il bandolo della matassa, finendo per disputare uno sprint anonimo. Anzi, di fatto non ha proprio sprintato, perché il dodicesimo posto nell'ordine d'arrivo non può rispecchiare neppure da lontano i valori in campo in questa corsa.
SOTTO IL SOLE Alla partenza Nuoro si era fatta perdonare il tempaccio del giorno prima. In piazza Italia l'abbraccio della gente era caldo come l'aria di una mattina primaverile. Petacchi si è presentato insolitamente tra i primi a firmare il foglio di partenza, ha sorriso, ha salutato la gente, ha firmato autografi. Sembrava che il sole fosse tornato a splendere anche dento di lui, dopo quattro giorni bui. Era un segnale. Ache Loddo era tranquillo, anche se meno dei giorni precedenti, quando il peso del pronostico non lo opprimeva. Giusta tensione per l'uomo chiamato a firmare in un sol colpo una pagina di storia del ciclismo sardo e una svolta in carriera. Nessun sardo ha mai vinto una corsa professionistica in italia, neppure lui che ne ha collezionate 25.
CALMA PIATTA La caduta di un motociclista del seguito, per fortuna senza conseguenze, è stata l'unica notizia per quasi cinquanta chilometri. La strada saliva ma il gruppo procedeva senza scossoni. Verso il Gpm di Teti, l'andatura è salita e Agnoli è transitato per primo agli 838 metri dell'unico sprint in salita, per quanto sul percorso potessero essercene almeno altri due. Baby Felline (19 anni) ha strappato il secondo posto e a Niemiec è bastato il terzo (1 punto) per staccare Kreuziger dalla testa della classifica per la maglia verde.
LA FUGA Ormai l'equilibrio in gruppo era rotto e, di lì a poco, ecco nascere la fuga a cinque, unico episodio di una giornata nella quale la distanza ragguardevole (206 km) e la pianura finale hanno sconsigliato tentativi sconsiderati. Ma attorno al km 60, ad Austis, ecco lo scatto di Giairo Ermeti. L'uomo della De Rosa-Stac Plastic, si portava dietro gli spagnoli David Gutierrez (Footon-Servetto) e Cayetano Sarmiento (Acqua & Sapone), il danese della Miche, Michael Rasmussen, e, soprattutto, il russo Evgeny Petrov (Katusha) che in classifica accusava soltanto 36" di ritardo da Kreuziger.
INSEGUIMENTO Logico che, dopo aver concesso via libera, mantendo il distacco attorno ai 3', la Liquigas si preparasse a chiudere il varco senza pietà. Intanto, l'andatura regolare, favoriva il doppio rientro di Alberto Loddo, staccato sulla prima due salite (addirittura di 2'30" dai migliori a Teti) e aiutato da quattro compagni a rientrare sul gruppo. Un inseguimento da brividi, soprattutto quando, in discesa, alcune pecore hanno invaso la carreggiata. La caduta è stata evitata (cosa non riuscita poco dopo a un motociclista della scorta della Polizia Stradale, costretto a ricorrere alle cire dell'ambulanza con una spalla in disordine).
ULTIMO TENTATIVO Dopo il traguardo volante di Samugheo, Ermeti e Gutierrez si sono liberati della scomoda zavorra di Petrov, che ha capito che non avrebbe avuto buon gioco, e hanno tentato di resistere all'inesorabile rientro del gruppo, trainato a quale punto dagli uomini Lampre. A Santa Giusta la fuga era spenta in modo cinico, scientifico, a tre chilometri dall'arrivo, quando l'andatura è troppo alta per poter tentare di evadere dal plotone. La maglia di Kreuziger era salva. Volata: Loddo ci arrivava stanco, Petacchi aveva ancora birra a sufficienza per farsi pilotare da Hondo verso il traguardo di una nuova resurrezione.