Si riparte. E anche nella stanza dei bottoni del calcio sardo l’attesa per l’avvio della nuova stagione è tangibile. A cominciare dai vertici. Da quasi dieci anni guida il comitato regionale, da circa cinque è il vicepresidente nazionale della Figc-Lega Nazionale Dilettanti: Gianni Cadoni, 64 anni, imprenditore nel settore del commercio, è un self-made man del Pallone. Dirigente sportivo maturato nei campi sterrati, ha completato la sua scalata dopo una pandemia affrontata con coraggio, garantendo in prima persona la regolarità dei campionati regionali quando tutti stentavano a crederci. Non è un politico, ma la sua oratoria è strettamente istituzionale. È sempre propenso a sdrammatizzare, anche davanti alle situazioni più intricate. Non è uomo votato alla critica: quelle che ha subito, qualche anno fa, da una parte delle delegazioni delle zone interne della Sardegna, sono subito rientrate. Tanto che viene rieletto sistematicamente con percentuali plebiscitarie. Un po’ perché in questo momento non ha avversari, un po’ perché ha dimostrato di saper tenere in piedi la baracca anche in tempi di tempesta. Ed è per questo che, nel 2022, Giancarlo Abete lo ha voluto nel desk dei suoi vice a Roma, nella Lnd. In precedenza, a livello nazionale, è stato legato all’ex presidente dei Dilettanti, Cosimo Sibilia. Eppure i rapporti con Gabriele Gravina sono sempre stati ottimi.

Presidente, si riparte.

«Dico la verità: tutto l’ambiente non vedeva l’ora».

Il calcio deve dimostrare di essere vivo.

«Il calcio non è morto, ma attraversa un momento di difficoltà».

Anche quello regionale?

«Parlo del calcio in generale, quindi anche del nostro. Qui soffre di mali che si trascinano da tempo: l’impiantistica ad esempio, su cui bisognerebbe lavorare».

La colpa è solo degli impianti?

«Se guardiamo alle iscrizioni ai vari campionati, il saldo è positivo. Quarantacinque società in più, in paesi che avevano issato bandiera bianca, sono per noi motivo di grande orgoglio».

Lei è sempre rimasto legato alle periferie.

«Perché nei piccoli centri, se il pallone smette di rotolare, non c’è più vita. E il fatto che ci sia una squadra iscritta a un campionato, non importa quale sia la categoria, significa che quelle comunità possono avere ancora qualche occasione di riscatto, non solo sportivo».

Il tennis sta avanzando: pare che i tesserati siano grosso modo lo stesso tanto rispetto al calcio.

«Non è un dato che corrisponde al vero. Se si parla di dati e di tesserati, non c’è proprio partita. Senz’altro il tennis è cresciuto, grazie a un grande dirigente sardo, Angelo Binaghi, e ai suoi campioni. Ma l’appeal del calcio resta maggiore, nonostante le storie che sentiamo raccontare. A titolo personale mi sono battuto in passato perché tutte le discipline potessero accedere ai finanziamenti regionali e avessero occasioni di crescita».

Quest’anno sono scomparse alcune squadre storiche.

«Precisiamo: non giocano più nelle categorie in cui giocavano prima».

L’Olbia nel 2022 era nei playoff per la B. Ora non si è iscritta all’Eccellenza e riparte in 2ª Categoria.

«Mi dispiace per i bianchi, ma a Olbia, come in altre grosse piazze sarde, penso a Carbonia e a Guspini, sono state iscritte altre squadre. A tornei minori, è vero, ma il calcio da quelle realtà non scomparirà. Certo è che auguriamo a tutte, a cominciare dall’Olbia, di rinverdire i loro fasti gloriosi al più presto».

Da dirigente nazionale, che cosa serve per rilanciare il calcio italiano?

«Bisogna ripartire dai giovani. La legge sullo svincolo così com’è non va bene. I club devono puntare sui vivai».

Il caso Esposito a Cagliari ha dimostrato che i club sono in mano ai procuratori.

«È sempre stato così. E lo è anche dove il calcio fattura di più e consegue i risultati che oggi noi non otteniamo».

Ha parlato con Malagò?

«Sì, una volta, quando ha ricevuto i dirigenti della Lega Nazionale Dilettanti».

Abete e la Lnd collaboreranno con la nuova governance?

«Abete non si è opposto a Malagò, ma alle elezioni della Figc ha rappresentato il mondo dei Dilettanti. E continueremo a far valere la voce delle periferie».

Avete iniziative in programma nell’Isola per la nuova stagione sportiva?

«Una in particolare, votata al calcio giovanile. Vorremmo poter organizzare in Sardegna il Torneo delle Regioni. I dettagli li forniremo più avanti».

Che cosa augura al calcio sardo?

«Lunga vita. Finché, anche nel più piccolo dei paesi, il pallone rotolerà, vorrà dire che il calcio non è morto come certe cassandre vorrebbero far credere».

Lorenzo Piras

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