Bufera arbitri: 5 gli indagati al momento noti, ma sono di più. Fonti della Procura: «Inter e dirigenti non sono coinvolti»
I gesti in codice per comunicare con la sala Var. Oltre a Rocchi e Gervasoni ci sono Daniele Paterna, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, questi ultimi Var e Avar nella partita del caso Bastoni-Duda.Rocchi in sala Var (Ansa)
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Sono cinque, al momento, gli indagati noti dell'inchiesta milanese sul sistema arbitrale, ossia quelli di cui si conoscono i nomi, ma da quanto si è saputo le persone iscritte sarebbero di più, anche perché alcune ipotesi di frode sportiva sono contestate in concorso con «più persone». Invece «l’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati»: lo si apprende da fonti qualificate della Procura di Milano, dove si respira un clima di tensione che sembra legato alla gestione dell'indagine da parte del pm rispetto ai vertici dell'ufficio.
Nessuna comunicazione formale è stata rilasciata a riguardo. In realtà, dal 25 aprile, giorno dell'arrivo delle notifiche degli inviti a comparire a Rocchi e Gervasoni, non c'è stata alcuna nota ufficiale.
I cinque indagati noti sono il designatore Gianluca Rocchi, il supervisore Var Andrea Gervasoni, e gli arbitri Luigi Nasca, Daniele Paterna e Rodolfo Di Vuolo. Nasca e Di Vuolo erano rispettivamente Var e Avar in Inter-Verona del 6 gennaio 2024, la partita del caso Bastoni-Duda, quando fu convalidato un gol decisivo dell’Inter nonostante una gomitata evidente del difensore nerazzurro al centrocampista dei veneti.
Da quanto si è saputo, si tratta di un unico fascicolo di indagine che potrebbe essersi formato anche a seguito della denuncia nel 2024 di un avvocato e tifoso veronese proprio dopo Inter-Verona. Nell'indagine, tra l'altro, è confluito l'esposto dell'ex guardalinee di serie A Domenico Rocca, ascoltato come teste dal pm lo scorso luglio.
Le accuse
Tutti sono indagati per frode sportiva, il solo Paterna per false informazioni ai pm.
In particolare, Rocchi risponde di frode sportiva per tre ipotesi: oltre al noto caso di un presunto condizionamento con le "bussate" sulla sala Var in Udinese-Parma del primo marzo 2025, è accusato di aver favorito l'Inter con una designazione arbitrale in una trasferta a Bologna del 20 aprile 2025 e di essersi mosso affinché il "poco gradito" ai nerazzurri Daniele Doveri, secondo il pm, non li arbitrasse nella fase finale del campionato e nell'eventuale finale di Coppa Italia. In queste due ultime contestazioni si parla di un presunto accordo di Rocchi allo stadio di San Siro "con più persone", il 2 aprile 2025.
Gervasoni, invece, è indagato per Salernitana-Modena dell'8 marzo 2025 per un rigore prima dato agli emiliani e poi revocato su intervento della sala Var.
Paterna fu convocato come teste dai pm per la vicenda di Udinese-Parma, ma il verbale fu sospeso e lui iscritto per false informazioni al pm.
Di Vuolo è stato iscritto in quanto era assistente Var nella partita Inter-Verona, match in cui era "varista" anche Luigi Nasca, il quale lo era anche in Salernitana-Modena.
Ma i pm potrebbero scoprire altre carte nei prossimi giorni.
Il codice per comunicare con la sala Var
Inoltre, secondo quanto emerso da alcuni racconti e inchieste giornalistiche, c’era un codice «conosciuto da tutti nell’ambiente» che Rocchi e Gervasoni avrebbero usato per comunicare con gli addetti al Var e correggerne le decisioni.
Erano gesti dalle vetrate, tra cui quello del “sasso-carta-forbice”. Una consuetudine che, se accertata, sarebbe una palese violazione del protocollo Var.
(Unioneonline/L)
