Cagliari formato “Mai dire gol”, la Gialappa’s rispolvera la formazione più improbabile di sempre
Apinù tra i pali, Parrasanna e Nagasella a menare in difesa, Passacarragnu a dettare i tempi e davanti l’eterno FrancoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Apinù tra i pali, Parrasanna e Nagasella a menare in difesa, Passacarragnu a dettare i tempi e davanti l’eterno Franco.
È questa la formazione titolare del Cagliari secondo la Gialappa’s Band, tornata a colpire con un post amarcord che ha fatto esplodere la nostalgia e le risate.
Secondo il “ct” più irriverente della televisione italiana, oggi al Ferraris di Genova i rossoblù scenderebbero in campo contro il Genoa di De Rossi con una squadra che sembra uscita direttamente da un collegamento in limba sarda di “Mai dire gol”. E infatti è proprio così.
La formazione schiera Apinù in porta, in difesa Parrasanna, Barrago, Nagheso e Nagasella. A centrocampo spazio a Passacarragnu, Gusinilla e Sgracchiu, mentre in attacco Suffinigi e Sicagno agiscono alle spalle dell’immancabile Franco, centravanti universale, simbolo e leggenda della televisione degli anni Novanta.
Il tutto è stato pubblicato in un esilarante post sulla pagina ufficiale della Gialappa’s Band, che ha voluto rendere omaggio ai tempi d’oro di “Mai dire gol” e alle mitiche gag dei tre “inviati” sardi interpretati, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, da Aldo, Giovanni e Giacomo.
A rendere il tutto ancora più gustoso, per ogni giocatore della line-up compare una figurina con la foto ritoccata di Giovanni Storti nei panni di Nico, il capo-inviato che durante i collegamenti si lanciava in elenchi chilometrici di nomi improbabili, mandando sistematicamente fuori tempo massimo regia e conduttori.
E in poco meno di tre ore sono arrivati migliaia di like e commenti tra chi ricorda ancora a memoria le battute.
Eppure sono passati ormai quarant’anni da quando, ’aai Mondiali dell’86, Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto iniziarono a prendere a pallonate il calcio italiano a colpi di satira, sfottò e superstizioni, fino ad autoproclamarsi “maledizione di Montezuma” del pallone.
