Le finali nazionali di basket? Quasi un lusso. O almeno questo è il messaggio che arriva dalla vicenda della Ferrini Quartu Under 19, costretta a inseguire un sogno sportivo attraverso una formula che la società definisce «discriminante» sul piano economico, logistico e persino scolastico. La squadra allenata dall’esperto coach Marco Sassaro, dopo aver superato la Dinamo Sassari nella finale regionale, si è conquistata sul campo il diritto di giocarsi l’accesso alle finali nazionali di categoria. Ma il percorso predisposto dalla Fip nazionale ha trasformato il traguardo in una sorta di corsa a ostacoli oltre Tirreno.

Niente concentramento in sede neutra, come spesso accaduto in passato: stavolta la formula prevede un tabellone a eliminazione diretta, con la formazione biancoverde costretta sempre a giocare in trasferta contro squadre del Sud Italia. Con un paradosso evidente: la realtà geograficamente più penalizzata sul piano dei collegamenti non avrà mai il fattore campo a favore. Eppure la Ferrini continua a rispondere sul parquet. Martedì, dopo una trasferta lunghissima e complessa da organizzare, i quartesi hanno espugnato Messina con un netto 93-73, conquistando l’accesso al turno successivo. Adesso un’altra missione: il 18 maggio la squadra dovrebbe volare a Bernalda, in Basilicata, per giocarsi l’accesso alla finale nazionale. Un’altra trasferta pesantissima (e molto costosa) per una squadra giovanile composta da ragazzi ancora in età scolare, molti dei quali alle prese con l’ultimo anno delle superiori e con l’esame di maturità alle porte.

Il presidente Alberto Zoncheddu ha manifestato il dissenso della società attraverso una lettera ufficiale inviata alla Federbasket nazionale. Una presa di posizione dura nei toni, ma argomentata nel dettaglio. «Eravamo perfettamente consapevoli - scrive Zoncheddu - che la vincitrice del campionato avrebbe affrontato uno spareggio oltre Tirreno, come avvenuto nelle stagioni precedenti, e conoscevamo gli oneri organizzativi ed economici del caso. Quello che contestiamo è aver appreso soltanto il 26 aprile, praticamente a ridosso della finale regionale, l’introduzione di un tabellone ad eliminazione diretta con trasferte continue e fattore campo sempre sfavorevole alla Sardegna».

Secondo la Ferrini, il problema non riguarda una singola trasferta, ma la struttura complessiva del percorso: «Potremmo trovarci a organizzare tre viaggi oltre Tirreno in appena quindici giorni, senza conoscere in anticipo le sedi e dovendo raggiungere località non coperte dalla continuità territoriale. I costi diventano enormi e fuori portata per una società dilettantistica». 
Nella lettera emerge anche il tema umano e scolastico. «Parliamo di ragazzi impegnati nell’ultimo anno di scuola superiore - sottolinea - che rischiano di saltare circa dieci giorni di lezione per poter partecipare agli spareggi. E con loro ci sono allenatori, dirigenti e accompagnatori che svolgono normali attività lavorative».

La Ferrini ha coinvolto anche il Comitato regionale Fip, che si sarebbe interessato al caso senza però ottenere, almeno per ora, riscontri concreti da Roma. Intanto resta la sensazione di un sistema che continua a chiedere sacrifici straordinari alle società isolane, anche quando si parla di settore giovanile. E mentre la Ferrini prova a farsi largo tra le difficoltà, il basket sardo continua a fare i conti con la propria condizione di periferia sportiva: lontano dai grandi centri, lontano dalle rotte più semplici, spesso lontano anche dall’idea di partire davvero tutti nelle stesse condizioni.

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