«La gara a Caserta è stata la mia ultima partita», ha dichiarato Meo Sacchetti, che ha guidato Montecatini sino ai playoff della B nazionale. Farà 73 anni ad agosto uno dei monumenti viventi del basket nazionale. Oltre mezzo secolo lo ha passato nei campi di basket.

Storico argento con l'Italia all'Olimpiade di Mosca 1980, oro agli Europei 1983, bandiera prima di Torino e poi di Varese. Queste le tappe principali della carriera da giocatore.

Ha iniziato ad allenare 30 anni fa a Torino, ha iniziato a divertire la serie A col suoi gioco a Capo d'Orlando poi nell'estate del 2009 la chiamata a Sassari da parte della famiglia Mele che allora gestiva la Dinamo. Un incontro che ha prodotto la promozione nella massima serie già al primo anno, poi una cavalcata sempre più esaltante (nel frattempo la società era stata ceduta a Sardara e soci) che ha consentito di conquistare nel 2014 il primo storico trofeo: la Coppa Italia. Nella stagione successiva un triplete ancora più storico e clamoroso: Supercoppa Italiana, seconda Coppa Italia e scudetto. Una Coppa Italia l'ha vinta anche nel 2019 sulla panchina di Cremona, col fido Travis Diener. Da Ct azzurro ha riportato la nazionale alle Olimpiadi dopo 21 anni di assenza.

Ma di Meo non restano solo i successi: resta la grande umanità, il gusto per la battuta, la capacità da ex grande giocatore di sapere entrare nella testa dei grandi giocatori e farli rendere al meglio. Ha preso qualche anno fa casa ad Alghero: «Se mi sento sardo? Voto anche qui in Sardegna», ha detto qualche giorno fa a L'Unione Sarda. 

Quello che ha seminato si vede ogni volta che passa al PalaSerradimigni o incrocia qualche tifoso. Sono sorrisi e affetto per il gigante di Altamura. 

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