«La corsa è stata la mia vita – ha scritto Frankie Dettori in un post sui social – ho iniziato quindicenne e questo sport mi ha dato tutto». The King, come lo hanno soprannominato in Inghilterra, ha appeso sella e frustino al chiodo. A 55 anni. Dopo una carriera straordinaria che ha voluto chiudere in bellezza, con la vittoria sulla pista di Gàvea in Brasile dove ha trionfato con Bet You Can nel Gran Premio Estato do Rio de Janeiro.

Lanfranco Frankie Dettori, figlio di Gianfranco da Serramanna, altro grandioso jockey, è diventato una leggenda nella patria del purosangue inglese, dove ha vinto più volte tutte le corse più prestigiose di Gruppo 1: il Derby di Epson, la 2000 Ghinee, le Royal Ascot, dove ha scolpito il record col “The Magnificent Seven”, vale a dire ha vinto nel il 28 settembre del 1996 tutte le corse in programma ad Ascot. Non a caso nell'ippodromo reale gli hanno dedicato una statua in bronzo. Frankie Dettori ha trionfato in Giappone, Usa, Canada, Emirati Arabi e ha dettato legge anche nel Sudamerica con i successi in Argentina, Uruguay e adesso Brasile.

Dettori è stato il beniamino della regina Elisabetta, l'idolo delle folle che andavano in delirio quando dopo aver vinto faceva il suo caratteristico salto dal cavallo. Frankie è stato il campione che ha fatto luccicare gli occhi ai giovani fantini. E' ammirato come una rock star in tutto il mondo ma ha pure vissuto anche un paio di momenti difficili (sospensione per droga e bancarotta) e lui stesso ammette: «Non sarà stato perfetto a volte, ma ho amato ogni singolo momento. Ho viaggiato per il mondo, conosciuto persone incredibili, creato ricordi che porterò per sempre e ho avuto la fortuna di cavalcare cavalli davvero straordinari».

Quindi i ringraziamenti: «Alla mia famiglia, grazie per il vostro amore, pazienza e supporto incrollabile. Ad ogni allenatore, proprietario, membro dello staff stabile e fantino con cui ho condiviso questo percorso. Ai miei fan: il vostro amore e sostegno mi hanno portato in giro per il mondo. Grazie per aver fatto vivere il suo sogno a un ragazzino».

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