Albedo, la storia di Alessandro Salis e della sua squadra
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Nel Campionato di Padel Libertas non ci sono solo classifiche e risultati, ma anche storie di passione, continuità e amicizia.
Una di queste è quella di Alessandro Salis, 63 anni, protagonista insieme alla squadra Albedo, realtà sportiva che rappresenta pienamente lo spirito autentico dello sport amatoriale.
Alessandro gioca abitualmente in coppia con il fratello Roberto Salis, 66 anni, ma il gruppo è più ampio e strutturato.
La formazione iscritta al torneo comprende anche Fabrizio Lerz, Gianfranco Pittiu, Simone Salaris e Davide Marcis, atleti che si alternano nei vari incontri garantendo presenza costante e partecipazione attiva.
Il nome Albedo non identifica soltanto la squadra, ma anche l’Associazione Sportiva Dilettantistica fondata dai protagonisti, con l’obiettivo di promuovere lo sport amatoriale in diverse discipline, tra cui calcio, nuoto e padel. Una realtà che mette al centro la partecipazione e l’aggregazione prima ancora del risultato.
«Il padel è uno degli sport a cui dedico almeno un giorno alla settimana», racconta Salis. «Quando non siamo impegnati nei tornei Libertas, organizziamo partite tra i soci dell’associazione».
Il gruppo pratica padel a livello amatoriale da circa quattro anni, partecipando con continuità soprattutto alle competizioni organizzate dalla Libertas, grazie all’attività promossa da Allegrini. Un percorso iniziato con entusiasmo e consolidato nel tempo.
«All’inizio si è inevitabilmente impacciati – spiega – ma partita dopo partita si percepiscono i margini di miglioramento. È uno sport accessibile, capace di coinvolgere persone di ogni età».
La motivazione che spinge la squadra a partecipare ai tornei non è legata esclusivamente alla competizione: «Lo facciamo soprattutto per trascorrere qualche ora in serenità, divertendoci e confrontandoci con avversari con cui spesso nascono rapporti di amicizia».
Non mancano, nel racconto, episodi che restituiscono il lato più umano e genuino dell’esperienza. Dai bonari battibecchi sportivi con il fratello per le diverse impostazioni di gioco, fino all’aneddoto dei primi tornei, quando la squadra si presentò in campo con divise coordinate ed eleganti, suscitando grandi aspettative negli avversari, poi stemperate dall’ironia a fine partita.
Ma ciò che rimane, al di là dei risultati, è il valore relazionale: «C’è sempre agonismo in campo, ma al termine delle partite prevalgono il rispetto, la stretta di mano e una battuta. È così che nascono le amicizie».
La storia di Alessandro Salis e dell’Albedo racconta un padel lontano dai riflettori, ma vicino alle persone: fatto di costanza, partecipazione e spirito sportivo. Ed è proprio questo, spesso, il cuore più autentico dello sport.
