«Mi pare abbastanza evidente che io sono l'autore della serie: vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci. Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora la produzione. Non ho proprio accesso a quelle informazioni, sul budget, sui contratti». Così Michele Rech, in arte Zerocalcare, risponde, con un video Instagram, alle polemiche degli ultimi giorni sui compensi ai lavoratori di “Due spicci”, la sua nuova serie, uscita il 27 maggio su Netflix. A innescarle, un articolo pubblicato da Il Giornale, ripreso dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che aveva anche annunciato una interrogazione al ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, perché «alcuni lavoratori che hanno collaborato a questa produzione lamentano ritmi di lavoro e trattamenti economici non accettabili. Si parla di sei euro l'ora e anche di un aumento del carico di lavoro dovuto a un maggior numero di puntate realizzate rispetto alle previsioni».

Ora arriva la replica del fumettista, che spiega: «Le due o tre volte che ho incontrato qualcuno allo studio loro, nessuno ha mai esposto una lamentela o detto che stava lavorando in una situazione critica. È ovvio che nei settori dove ti fanno i contratti per un progetto alla volta è molto difficile far valere i propri diritti e organizzare vertenze o mobilitazioni, perché giustamente uno c'ha paura che se passa per quello che pianta le grane dopo non lo richiamano a lavorare al progetto dopo. Ma proprio per questo, scusate, a me pare assurdo, se è vera tutta la situazione descritta nelle stories, che nessuno ha mai pensato di scrivermi e di chiedermi una mano». «Mi dispiace - ha proseguito l’artista - che non hanno pensato che io potevo essere un alleato, perché potevo essere proprio io che sollevavo la questione. Solo che io non è che sono telepatico, se nessuno mi dice che ci sta un problema ma io che c...o ne so». Ancora: «mi sono accollato qualsiasi causa in questi anni, quando c'è stato bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti, sono diventato la caricatura delle cause perse di ‘sto Paese, ma mo' figurati se non lo facevo per una cosa che ha addosso il nome mio. Dopodiché io forse sono del 900, ma per me funziona che facciamo una riunione, mi spieghi e poi decidiamo come agire. Se adesso io mi trovo una mattina a commentare una serie di accuse da un carosello di stories anonime su Instagram mai sentite prima» con «il tutto strumentalizzato dagli sciacalli che la accollano a me» e «così possono fare cento articoli che mi rompono il c...o e con Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo, ma come c...o si fa così?».

«C'è una cosa effettivamente vera in tutto 'sto delirio – ha concluso Rech – io sono parte di questa filiera produttiva come qualsiasi autore, quindi penso che sia giusto che pure noi ci mettiamo a disposizione. Lo dico sperando che si accolli pure qualcun altro perché mi pare che agli altri nessuno gli chiede mai un c...o. Magari per una volta, 'sto uso strumentale del nome mio sparato dappertutto porta pure a una cosa buona». 

(Unioneonline)

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