Un momento di grande fortuna è quello che sta attraversando Timothée Chalamet nel corso dell’attuale stagione dei premi. Dopo aver conquistato il Golden Globe come migliore attore grazie alla sua interpretazione nell’iperbolico “Marty Supreme”, la star newyorkese - considerata tra le grandi rivelazioni del decennio per il suo talento e per una carriera in costante ascesa - si prepara ora a concorrere alla prossima edizione degli Oscar, eguagliando perfino il record raggiunto in passato dal leggendario Marlon Brando.

Dopo aver appena compiuto trent’anni, infatti, Chalamet può già vantare la sua terza candidatura alla statuetta come miglior attore, che segue quelle ottenute in precedenza per “Call me by your name” nel 2018 e “A Complete Unknown” nel 2025. Un primato che Brando raggiunse entro la stessa età con “Un tram che si chiama desiderio” (1952), “Viva Zapata!” (1953) e “Giulio Cesare” (1954).

Uscito nelle sale italiane lo scorso 22 gennaio e diretto da Josh Safdie, “Marty Supreme” offre un ritratto crudo della società americana attraverso la figura complessa del suo protagonista, Marty Mauser, giovane promessa del ping pong disposta a tutto pur di realizzare il proprio sogno di gloria. Concorrendo nelle varie competizioni mondiali e battendosi per garantire alla disciplina un riconoscimento nazionale alla stregua delle altre attività sportive, il giovane si imbatterà nella diva dello spettacolo Kay Stone e in suo marito, il facoltoso uomo d’affari Milton Rockwell. Da questi incontri seguirà un’escalation di situazioni imprevedibili, che allo sprezzo del pericolo uniranno una ferma determinazione e la passione più sfrenata. Oltre a Chalamet, nel cast figurano Gwyneth Paltrow, Fran Drescher, Ronald Bronstein, Odessa A'zion, Kevin O’Leary e Abel Ferrara.

In attesa di scoprire se Chalamet diventerà il secondo interprete più giovane della storia a vincere l’Oscar come miglior attore - dopo la vittoria di Adrien Brody nel 2003 per “Il Pianista” a soli ventinove anni - i recenti incontri con la stampa e le ultime apparizioni pubbliche hanno consentito alla star di tornare a parlare dei suoi precedenti lavori. Ciò è accaduto pochi giorni fa all'AMC Universal Citywalk di Los Angeles, che ha visto Chalamet e il regista Christopher Nolan ritrovarsi dopo lungo tempo per assistere insieme a una proiezione speciale di “Interstellar”, film che segnò la loro prima collaborazione.

Molti non sanno che Chalamet - coinvolto nel progetto per interpretare Tom, il figlio di Cooper - avrebbe dovuto avere inizialmente un ruolo più ampio, ma che a posteriori il regista ha preferito ridimensionarne la presenza, concedendogli soltanto un breve cameo. Una decisione che ha profondamente dispiaciuto l’attore, e che Nolan ha voluto chiarire più nel dettaglio durante l’incontro. Ricordandolo come il suo film preferito della filmografia di Nolan, Chalamet ha sottolineato innanzitutto quanto “Interstellar” sia stato significativo per la sua carriera: «Sebbene il mio ruolo non sia enorme in Interstellar, questo film è arrivato in un momento della mia vita e della mia carriera in cui le cose non erano ancora state definite. Ed è rimasto il mio progetto preferito in assoluto. È il film che ho visto di più, tra tutti i film mai realizzati nella storia dell'umanità».

Accennando poi all’altissima qualità dei suoi valori produttivi, ha aggiunto: «Questa era una sceneggiatura che il fratello di Nolan, Jonathan, aveva scritto per Steven Spielberg. Quando ho ottenuto la parte, ho cercato il progetto su Google. La storia originale parlava di un padre e suo figlio, quindi ho pensato: oh cavolo, ce l'ho fatta! E poi ovviamente l'hanno rielaborata e il giovane Tom aveva una parte più piccola, ma va bene così».

Proprio sull’importanza del ruolo di Tom, Nolan ha spiegato le reali decisioni prese in fase di post-produzione, ben diverse da quanto si legge online. Aprendo scherzosamente con il commento «Non credere mai a quello che leggi su internet», il director è entrato subito nel vivo dell’argomento, illustrando le scelte interpretative compiute da Chalamet, differenti da quelle concordate prima delle riprese.

Riferendosi alla scena in cui Cooper scoppia in lacrime davanti al video dei figli cresciuti - probabilmente il momento più toccante di tutto il film - Nolan ha spiegato: «Quando giravi i messaggi da casa, hai adottato un tono cupo. Mi sembrava troppo. Non mi piaceva particolarmente. Te ne ho parlato, ma tu facevi quello che ti pareva e andavi avanti. Ho pensato: sa cosa vuole fare e ha un'idea. Non si trattava di essere testardi. Avevi pianificato quello che volevi fare. Avevi pianificato le tue scelte e non volevi abbandonarle per un capriccio casuale. Volevi mettermi alla prova e vedere se continuavo a tornare, cosa che non è accaduta. Ho capito che avrei trovato una logica in sala di montaggio».

© Riproduzione riservata