“The Pitt”: terza stagione per la serie premiata ai Golden Globe
Lo show ha ricevuto due riconoscimenti come miglior serie drammatica e miglior attore protagonistaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Rilanciando il fenomeno dei medical drama dopo l’eco riscosso dai capostipiti “ER: Medici in prima linea” e “Grey’s Anatomy”, la serie televisiva “The Pitt” può essere riconosciuta - senza alcuna incertezza - tra le migliori produzioni HBO degli ultimi anni. Una prima dimostrazione è arrivata agli Emmy Awards dello scorso maggio, quando ha primeggiato con la vittoria di ben cinque statuette. Ulteriore conferma è giunta anche alla recente edizione dei Golden Globe, che ha visto lo show premiato con due riconoscimenti nelle medesime categorie: miglior serie drammatica e miglior attore protagonista a Noah Wyle.
La serie è ambientata in un pronto soccorso di Pittsburgh - il Pittsburgh Trauma Medical Center, soprannominato il “Pitt” - luogo in cui ogni puntata, della durata di un’ora, mostra gli eventi che si svolgono nel corso di quindici ore di turno. Al centro delle vicende troviamo il dottor Michael “Robby” Robinavitch, alle prese con un reparto di emergenza fittizio messo sotto pressione da casi critici, risorse limitate e difficoltà tanto personali quanto professionali.
Nel corso della cerimonia del Golden Globe ha presenziato anche George Clooney, storico collega di Wyle in “ER” e suo affezionato amico da molti anni, che per l’occasione ha dato prova del suo affetto complimentandosi con baci e abbracci. Riferendosi a Wyle in una precedente occasione, Clooney aveva dichiarato non a caso: «Siamo davvero cari amici da quando abbiamo girato ER, da quando abbiamo girato l'episodio pilota. È un giovane davvero onorevole, posso dirlo perché sono un uomo anziano. E non potrei essere più felice del suo successo in questa serie. È semplicemente una serie meravigliosa. Fa un lavoro fantastico».
Nel corso del suo discorso di ringraziamento, Wyle ha sostenuto con commozione: «Sono stato molto fortunato nella mia vita. Sono cresciuto in una famiglia che dava grande importanza all'arte... e sono stato sostenuto lungo il cammino da una moglie e tre figli incredibili». Al suo fianco, il creatore della serie R. Scott Gemmill ha voluto ringraziare «i primi soccorritori e gli operatori sanitari, i veri eroi che ci ispirano», ricordando inoltre il potere della televisione di unire le persone. Ha affermato in proposito: «Mostriamo alla gente cosa possiamo fare quando un gruppo di individui ha un obiettivo comune e lavora insieme con decenza e umanità, accettandosi e rispettandosi a vicenda. Possiamo fare cose straordinarie».
Con la seconda stagione che ha appena debuttato sul servizio streaming HBO Max, l’amministratore delegato Casey Bloys ha confermato che sono già stati avviati i piani per un terzo rinnovo, con un comunicato ufficiale diffuso proprio in occasione della première di Los Angeles. A questo proposito, vale la pena ricordare alcune considerazioni espresse in precedenza agli Emmy sui motivi che giustificano il successo della serie: «È difficile realizzare qualsiasi buon show, indipendentemente che sia una commedia, un dramma o un documentario. Ma quello che John, Noah e Scott volevano fare fin dall'inizio era creare una serie di alta qualità, ma anche impostata in modo da poter realizzare 15 episodi. Quindi il concetto di una serie ambientata essenzialmente in un'unica location ha reso il budget gestibile. E hai un gruppo di persone che sanno come realizzare 15 episodi, ma anche come riportare la serie ogni anno. È l'unica cosa da cui, secondo me, la televisione si è un po' allontanata: la capacità di riportare gli show con cadenza annuale».
Sempre in merito alla terza stagione, Noah Wyle ha concesso alcune anticipazioni che aiuteranno gli spettatori a prepararsi meglio ai nuovi episodi. Diversamente dalla seconda stagione, infatti - ambientata per intero durante il weekend del 4 luglio, data in cui si festeggia il Giorno dell’indipendenza americana - la terza non sarà necessariamente legata alle emergenze tipiche delle festività. Ha affermato in tal senso: «Probabilmente non ci sarà lo stesso approccio. Anche se potremmo non spingerci così lontano nel tempo questa volta: 10 mesi sono stati un lungo salto temporale. Non penso ci sia il bisogno di farlo la prossima volta».
