Una prima ricca di successo per gli allievi del corso di teatro di Guspini, in attesa del bis che andrà in scena ad Arbus tra qualche giorno. Si sono ritrovati per la prima volta su un palcoscenico ed erano emozionati. Per gli esordienti del corso di teatro di Guspini, organizzato in collaborazione con il Circolo Arci locale, il debutto si è trasformato in un successo. Non una poltrona vuota per i due spettacoli andati in scena al Cineteatro Murgia. Dalla platea sono arrivati applausi, parole di incoraggiamento e grande soddisfazione per i protagonisti della serata.

Le impressioni

Nessun professionista, ma una trentina di persone tra studenti, lavoratori e pensionati, tutti accomunati da una forte passione per la recitazione, nata da un autentico colpo di fulmine per l'arte teatrale. Recitano, ma si occupano anche di tutto il resto: dalla preparazione delle luci alla coreografia, dal trucco al parrucco. Tutti si danno vicendevolmente una mano, mettendo in campo le proprie competenze.

 Gli spettacoli

«Le lezioni propedeutiche sono abbastanza fisiche», raccontano gli allievi. «Prevedono allenamento del movimento e dell'armonia del corpo, ginnastica vocale per regolare il parlato, esercizi per governare le emozioni e molto altro». Secondo Graziella Caria, aspirante attrice del corso, l'esperienza è particolarmente formativa: «Consiglierei a tutti gli studenti delle scuole un percorso simile. È un'attività molto terapeutica, che aiuta a conoscersi meglio e a relazionarsi con gli altri».

Questo lavoro ha portato alla realizzazione di due spettacoli distinti. Le giovani Bianca Pani, Eleonora Lai, Giulia Frau, Laura Casula e Marika Sogus hanno portato in scena «Una bambina vera», un viaggio interiore attraverso insicurezze, paure e fragilità, fino alla scoperta della propria identità, del valore personale e dell'impronta che ciascuno lascia nel mondo. Gli adulti hanno invece interpretato «Conflitto», un racconto della lotta interiore che affligge l'essere umano, sospeso tra libero arbitrio, bene e male, coscienza e desiderio. La debacle poteva essere dietro l'angolo. Invece tutti hanno saputo reggere la prova grazie all'impegno profuso nei mesi di preparazione, iniziati lo scorso settembre sotto la guida della maestra e regista Michela Marongiu. «In scena abbiamo portato due spettacoli diversi, è vero – spiega la stessa insegnante – ma erano uniti dalla stessa ricerca: comprendere sé stessi attraverso il teatro, dando voce alle emozioni più profonde dell'animo umano». Per Marongiu, «il percorso personale, unico e irripetibile, ha consentito a ogni allievo di sperimentare con umiltà l'esperienza scenica».

 Le voci

«Il teatro mi fa sentire vivo e libero», racconta Roberto Dessì. «È uno spazio in cui posso ascoltare davvero le mie emozioni e dare loro voce».Valentina Fenu, Luisa Foddai, Angel Leo, Gisella Mereu e Maria Letizia Mereu sottolineano invece come il teatro permetta di rallentare: «Nella vita di tutti i giorni spesso non troviamo il tempo per fermarci e guardarci dentro. Questa esperienza ci permette di farlo». Roberta Atzeni, Maria Assunta Atzori, Graziella Caria e Paola Casti condividono: «Perché il palcoscenico è lavoro, sì, ma è anche relazione, energia e comunità». Dello stesso avviso sono Ginetta Cadeddu, Angela Pusceddu, Daniela Ruggeri e Marinella Ruggeri: «La cosa più bella è condividere un progetto comune, crescere insieme e trasmettere un messaggio al pubblico attraverso ciò che portiamo in scena». Secondo Eleonora Diana Scanu, Graziella Sitzia e Roberta Solaro, «sul palco impariamo a conoscerci, ad affrontare le nostre paure e a trasformarle in qualcosa da condividere con gli altri». «Il teatro unisce: crea legami, ascolto ed emozioni autentiche che arrivano dritte al cuore di chi guarda», concludono Antonio Saba, Maria Rita Sanna e Daniela Sardu.

Per il gruppo guidato da Michela Marongiu l'avventura non si ferma qui: una seconda rappresentazione è già in programma per l'11 giugno, alle 20.30, al Museo Casa Corda di Arbus.

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