Oscar 2026, un trionfo per “Una Battaglia Dopo l'Altra”. Quattro statuette per “Sinners”, Sean Penn premiato (ma diserta)
Chalamet a bocca asciutta, il miglior attore è Michael B. Jordan. Le attrici: Jessie Buckley per “Hamnet” e Amy Madigan per “Weapons”. Una serata con la politica in panchina"Una Battaglia Dopo l'Altra" vince l'Oscar 2026 come Miglior film (Ansa - EPA/CHRIS TORRES)
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Hollywood ha scelto: “Una Battaglia Dopo l'Altra” di Paul Thomas Anderson è stato incoronato dai 10.000 e passa membri dell'Academy come miglior film del 2025 al termine di una cerimonia che ha visto un duello fino all'ultimo con “Sinners - I Peccatori” di Ryan Coogler.
La commedia drammatica sugli ex rivoluzionari alle prese con le conseguenze del loro passato ha conquistato in tutto sei statuette, anche per la miglior regia: primo Oscar dunque per il cineasta di “Magnolia”, “Licorice Pizza” e “Il Filo Nascosto” dopo 11 nomination, per l'attore non protagonista (Sean Penn che ha disertato la cerimonia, diretto, si dice, in Ucraina) la sceneggiatura non originale (l'ispirazione è “Vineland” di Thomas Pynchon), il montaggio e, per la prima volta nella storia degli Oscar, il casting.
Dopo aver vinto quasi tutti i principali premi della stagione — tra cui Golden Globe, Bafta, registi e produttori - Anderson era il favorito della vigilia anche se, sul fronte delle candidature (13) era stato battuto dalle 16 di "Sinners”, la saga su vampiri e razzismo nel sud segregato scritto e diretto da Coogler che ha vinto per la sceneggiatura originale, il miglior attore protagonista (Michael B. Jordan ha spiazzato in zona cesarini Timothee Chalamet), la colonna sonora dello svedese Ludwig Gorannson e la fotografia di Autumn Durald Arkapaw, la prima donna, e la prima donna di colore, a vincere l'Oscar in un settore storicamente maschile.
Senza sorprese la statuetta per la migliore attrice protagonista: è andata all'irlandese Jessie Buckley per “Hamnet” mentre Amy Madigan ha vinto come migliore non protagonista per l'horror “Weapons”. Scontato anche l'Oscar alla miglior canzone originale, “Golden” di KPop Demon Hunters. In un'industria in profonda trasformazione, sia “Una Battaglia Dopo l’Altra” (209 milioni di dollari al box office worldwide) che “Sinners” (370 milioni) sono stati blockbusters usciti dagli studi Warner al centro della scalata da 111 miliardi di dollari di Paramount Skydance: hanno portato il pubblico nelle sale intercettando il clima del tempo, tra polarizzazione politica, radicalismi e nuove guerre culturali sull'identità.
Nella serata del Dolby tuttavia, salvo scarne battute, la politica è rimasta in panchina. Il conduttore Conan O' Brien ha scherzato sulla minaccia dell'intelligenza artificiale a Hollywood affermando di essere «l'ultimo conduttore umano degli Academy Awards» e affrontato il caso Epstein col guanto di velluto: «Nessun attore britannico candidato, è la prima volta dal 2012. Loro però arrestano i loro pedofili». Per l'Italia, rimasta fuori dopo il flop di “Familia”, c'è stato un premio di consolazione con Valentina Merli co-produttrice del corto live action "Two People Exchanging Saliva”. In una edizione che ha visto candidati provenienti da 31 Paesi, c'era attesa per le nove nomination del norvegese “Sentimental Value” di Joachim Trier che ha vinto solo per il miglior film internazionale.
E anche il cinema iraniano, che aveva in corsa Jafar Panahi (“Un Semplice Incidente”) e il documentario “Scalfire La Roccia”, è rimasto a bocca asciutta. Con Javier Bardem salito sul palco con lo slogan “Free Palestine", è stato il team dietro il documentario premiato “Mr. Nobody Against Putin” a denunciare con forza i governi che «ammazzano i loro cittadini sulle strade». Parlando poi nel backstage dopo la cerimonia, il regista David Borenstein ha detto che «lavorando con una squadra di russi per questo film, da americano cercavo di confrontare continuamente la situazione negli Stati Uniti con quella della Russia. Molti dei miei colleghi e amici russi mi dicevano che non è la stessa situazione. In realtà sta succedendo più velocemente in America di quanto sia successo in Russia. Trump si sta muovendo molto più rapidamente di quanto abbia fatto Putin nei suoi primi anni».
(Unioneonline)
