“Narnia: il nipote del mago”: il primo trailer divide le critiche
Tra chi ne apprezza lo stile e chi teme le differenze con l’originalePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’aspettativa si fa sempre più palpabile per il ritorno, sul grande e piccolo schermo, de «Le cronache di Narnia» e le ragioni, in fondo, sono quanto mai evidenti. Il nuovo adattamento di Netflix, tratto dalle opere letterarie di C.S. Lewis, punta infatti a surclassare il successo della trilogia cinematografica che ha esordito nel 2005 con il primo «Il leone, la strega e l’armadio», diretto da Andrew Adamson. Per un’impresa di tale portata, la società ha deciso di scommettere nientemeno che su Greta Gerwig: la cineasta esplosa in notorietà dopo il clamoroso successo di «Barbie» e diventata, grazie a esso, la prima regista donna nella storia del cinema ad aver superato il miliardo di dollari d’incassi.
Imboccando una direzione diversa rispetto al passato, che ambisce a parlare al pubblico attuale senza trascurare le fondamenta dell’originale, il progetto si basa sul sesto libro della serie, intitolato «Il Nipote del Mago», il primo della saga secondo l’ordine cronologico degli eventi. L’ambientazione scelta per l’allestimento è la Londra degli anni ’50, ricostruita minuziosamente grazie anche al prezioso contributo di Seamus McGarvey, direttore della fotografia che ha collaborato ai precedenti «Atonement» e «The Avengers». Oltre alla scelta intrigante di affidare le musiche al duo Mark Ronson e Andrew Wyatt, prospettando così un impianto sonoro decisamente al passo con i tempi, il titolo vanta nel cast l’apporto di fuoriclasse come Meryl Streep, Daniel Craig e Carey Mulligan. Un’unione di talenti, insomma, orchestrata da Gerwig e Netflix per avvicinarsi quanto più possibile a un successo garantito.
Con un ciclo di riprese durato ben sei mesi e terminato a Londra a inizio anno, il film ha già lasciato intravedere l’ambizione di non limitarsi a un singolo episodio, ma di prospettare, in caso di buona riuscita del primo, un nuovo e fortunato ciclo di appuntamenti. Stando alle indiscrezioni fornite lo scorso maggio da Matt Belloni, in una puntata del podcast «The Town», «Narnia: il nipote del mago» sembra essere, non a caso, il progetto più ambizioso mai realizzato da Netflix, con un investimento complessivo attestato intorno ai 320 milioni di dollari. Segno evidente di un’operazione commerciale destinata, nella migliore delle ipotesi, a protrarsi nel lungo termine.
Disponibile nei cinema italiani a partire dall’11 febbraio e sulla piattaforma streaming dal 2 aprile, il film ha fatto parlare di sé, fin dalle prime fasi dei lavori, anche per le lunghe trattative tra Netflix e la Gerwig sulle misure da adottare in fase di distribuzione. A destare particolare disappunto è stata soprattutto la decisione iniziale, voluta da Netflix, di concedere la visione del film al cinema soltanto per due settimane e in esclusiva nelle sale IMAX. Le critiche sono giunte prevalentemente dagli addetti al settore, che hanno sottolineato come la tecnologia IMAX sia disponibile in appena l’1% dei cinema mondiali e come tale scelta, pertanto, avrebbe impedito la visione a una fetta considerevole di potenziali spettatori. Fortunatamente, i piani sono cambiati dopo l’insistenza di Gerwig, determinata a valorizzare il proprio lavoro con un’opportuna presenza nelle sale. Presumibilmente intimorita anche dalla portata degli investimenti, Netflix ha deciso infine di garantire al film una finestra esclusiva di 49 giorni, oltre a non limitare più la visione al solo circuito IMAX.
Uscito a sorpresa lo scorso 13 ottobre, il primo trailer ufficiale ci ha concesso finalmente un assaggio dell’esperienza finale. Ad aver colpito in particolare, oltre alle note dell’inconfondibile «Stairway to Heaven» dei Led Zeppelin, è stata la scelta delle atmosfere, d’ispirazione marcatamente glam rock e dalla forte componente visionaria. L’effetto, com’era lecito aspettarsi, è stato quello di dividere le opinioni, tra chi ha apprezzato la direzione audace della regista e chi teme, al contrario, un adattamento troppo distante dai toni fantasy dell’originale.
La stessa Gerwig, non a caso, aveva dichiarato tempo fa a Empire di aver immaginato il suo «Narnia» proprio come un’autentica rock opera: «Volevo una rock opera. Narnia è letteralmente un mondo fatto di musica». Le prime reazioni online, raccolte da The Hollywood Reporter, parlano, da una parte, del «miglior trailer visto da anni» e, dall’altra, di un adattamento che avrebbe «perso la sua anima a causa dell'abuso di CGI». Tra i dettagli e le comparazioni emerse, il trailer ha ricordato ad alcuni «Tommy», film del 1975 ispirato al concept album dei The Who, ma altri riferimenti chiamano in causa anche cult come «Dark Crystal», «Labyrinth» e cinecomic di recente uscita come «Thor: Love and Thunder».
Tale libertà espressiva deriva senz’altro dalla possibilità, per Gerwig, di esplorare luoghi mai visitati nelle precedenti trasposizioni, come ad esempio il Bosco Tra i Mondi, ma anche dal potenziale di una trama strettamente legata alle vicende già raccontate nei film precedenti. Restano ancora pochi mesi per scoprire se la visione della regista si sia rivelata azzeccata e se riuscirà, perfino, a far ricredere i fan più tradizionalisti, alla luce di queste prime impressioni.
