In una fase storica in cui gli equilibri mondiali dipendono sempre più da una stretta interrelazione tra politica ed economia, laddove soprattutto l’influenza delle big tech e dei multimiliardari al loro comando hanno portato a quella che, da alcuni, è stata definita l’era dei “nuovi oligarchi”, una rilevanza pressoché costante sui social e nei notiziari è stata occupata, negli ultimi anni, soprattutto dalla controversa figura di Elon Musk.

Da faccendiere spregiudicato a primo uomo al mondo ad aver raggiunto, secondo le stime di Forbes, un patrimonio da trilionario, il CEO di Tesla e Space X ha costruito attorno a sé un’immagine mediatica sempre più confusa tra la dimensione professionale e quella propagandistica, alludendo ovviamente all’appoggio decisivo fornito in campagna elettorale a Donald Trump nel corso delle ultime elezioni presidenziali e a un posizionamento ideologico che, sempre più spesso, lo vede coinvolto in dibattiti e considerazioni pubbliche con posizioni, talvolta, estremamente scomode.

Determinato a volerne approfondire il profilo, Alex Gibney - regista e sceneggiatore statunitense già vincitore del premio Oscar al miglior documentario nel 2008 per “Taxi to the Dark Side” - torna dietro la cinepresa proseguendo il suo percorso nel genere documentaristico. Ponendosi in netto contrasto con il magnate sudafricano, il cineasta ha esordito all’ultima edizione della Mostra di Venezia con “Musk”: un documentario della durata di quattro ore realizzato per sviscerare in profondità il profilo dell’imprenditore-inventore, mostrando fino a che punto la sua influenza abbia un impatto quotidiano sulla vita di ciascuno.

Nell’incontro in conferenza stampa durante la Mostra, il regista ha tenuto innanzitutto a evidenziare un punto cruciale: l’importanza di Musk all’interno del complesso quadro geopolitico mondiale. Ha dichiarato in proposito: «Come è possibile che abbia avuto tutto questo potere? Sebbene Elon sia al centro del film, siamo tutti coinvolti. Perché a Musk e a molti degli oligarchi della tecnologia abbiamo permesso di accumulare un'enorme quantità di potere. In questo senso, sì, il film vuole essere un monito. E spero che avremo la forza di uscire dal dilemma in cui ci troviamo».

Mostrando come gli ideali positivi di partenza siano stati lentamente corrotti da una corsa forsennata al Dio denaro, ha aggiunto: «Con Tesla e Space X Musk aveva obbiettivi ammirevoli, voleva creare e gestire un'azienda all'avanguardia che potesse dare nuova vita all'industria aerospaziale. Nuove tecnologie realizzate in modo più economico. Ma la nobile causa si è guastata: giustificare il mezzo per arrivare al fine. Si arriva allora a una corruzione morale tale da appoggiare un Presidente che sta distruggendo il pianeta, che punta sul petrolio. E in questo non c'è nulla di nobile».

E, mostrando quanto una simile degenerazione sia presto sfociata anche nel contesto politico, ha continuato: «ll film mostra una implicazione politica a livello globale. Turchia, Germania, Regno Unito. Ci sono molti governi di destra che tendono a essere facilmente manipolabili. Non hanno un senso di condotta retta. Musk sta perseguendo una politica di destra per ragioni anche economiche ma persegue target politici. Non ha avuto problemi ad allearsi con Obama. Ma con Trump vede la possibilità di comprare influenze. Sono sensibile all'idea di capitalismo che porta avanti. Si sposta dove si spostano i soldi».

Inevitabilmente, anche per il consenso positivo dimostrato dal pubblico durante la proiezione, che ha portato a ben quattro minuti di applausi e a varie recensioni positive, non poteva mancare una pronta reazione di Musk, in opposizione a quello che è stato ritenuto un palese tentativo di ledere la sua immagine pubblica. Arrivata poco dopo la première veneziana, la replica dell’imprenditore si è scagliata direttamente contro il regista, etichettando Gibney, in un post sul suo profilo X, come un «essere umano orribile». Esprimendo poi un commento specifico sul lungometraggio, lo ha definito un film «noioso per quattro ore».

Come se non bastasse, e com’era altrettanto lecito aspettarsi, Musk ha provveduto a informare il suo avvocato Alex Spiro per procedere con un’azione legale contro Gibney. Con una lettera inviatagli lo scorso 3 settembre, il regista è stato accusato di aver girato il film basandosi unicamente su una tesi precostituita e su affermazioni potenzialmente diffamatorie, senza aver consentito a Musk o ai suoi rappresentanti di intervenire per una verifica delle informazioni. Vedremo, a questo proposito, come si evolverà la situazione e se davvero il pugno duro di Musk potrà addirittura condizionare la distribuzione del film in sala.

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