Eurovision Song Contest, con Sal Da Vinci che celebra matrimoni e srotola tricolori sul palco, la prima semifinale parte col botto.

Padroni di casa dello show targato Austria alla Wiener Stadthalle di Vienna sono Victoria Swarovski, cantante e conduttrice nonché erede della celebre famiglia imperatrice di vetri e cristalli, e l’attore Michael Ostrowski. Fanno il loro senza infamia e senza lode, mentre per la diretta italiana tornano il veterano Gabriele Corsi e l’esordiente Elettra Lamborghini, che con una certa schiettezza emiliana se la cava.

Nei serrati ritmi eurovisivi, dopo una breve introduzione con Vicky Leandros, che nel 1967 partecipò appena 15enne alla manifestazione, e nel finale uno strano siparietto musical sulle differenze tra Austria e Australia, comincia la Moldavia con Satoshi e la patriottica “Viva, Moldova!”. Quindi la Svezia: Felicia, mascherina a coprire il volto a causa di un’ansia sociale di cui soffre fin da bambina, porta “My System”.

Ed ecco la Croazia, rappresentata dal gruppo al femminile Lelek con la cosmica “Andromeda”, una canzone poco radiofonica che racconta di un popolo segnato dalla guerra. Mentre la Grecia si affida ad Akylas, uno dei favoriti, e alla magnetica “Ferto”, in italiano “portamelo”. Vestito come un Pokémon, attraversa la scena in monopattino, tra videogiochi, statue greche e donne in abito tradizionale.

Il Portogallo celebra la tradizione lusitana con i Bandidos do Cante e “Rosa”: obiettivo (non troppo riuscito) fondere la tradizione corale alentajana, patrimonio Unesco, con sonorità contemporanee. Hanno almeno il merito di farci ascoltare la prima cosa diversa. Dalla Georgia arrivano invece i Bzikebi con “On Replay”: vincitori del Junior Eurovision nel 2008 a Cipro con la canzone "Bzz..", di giallo e nero vestiti come vespine volano via senza lasciare il segno.

E finalmente, settimo in scaletta, ecco Sal Da Vinci: fuori gara per diritto di accesso diretto alla finale, con “Per sempre sì” mette in scena un matrimonio all’italiana tra lampadari, fuochi d’artificio, alberi di limoni e luci dorate. Si parte con lo sposo – Marcello Sacchetta, volto di Amici e X Factor che firma la coreografia del brano – che si veste accanto ai testimoni tra salti e capriole mentre Sal canta indossando un completo bianco realizzato da uno stilista napoletano. E poi la sposa, Francesca Tocca, anche lei ex Amici, che percorre lentamente la passerella mentre Sal diventa simbolicamente il celebrante, srotolando l’abito che si trasforma nel tricolore.

La seconda parte della semifinale si riaccende con i secondi favoriti, gli eccentrici finlandesi Linda Lampenius e Pete Parkkonen che uniscono rock e virtuosismo in “Liekinheitin”. Il Montenegro sceglie invece l’eleganza di Tamara Živković con “Nova Zora”, mentre l’Estonia punta sull’effetto nostalgia con le Vanilla Ninja con “Too Epic to Be True”.

Ed ecco la contestata Israele, con Noam Bettan che cerca di cantare la romantica “Michelle” (scritta insieme a Yuval Raphael, arrivata seconda lo scorso anno) mentre qualcuno dal pubblico urla a squarciagola “stop, stop genocide”. Diretto accesso alla finale anche per la Germania, record di partecipazioni (ben 69 su 70) con Sarah Engels e l’incendiaria “Fire”.

Nel finale spazio al Belgio con Essyla e “Dancing on the Ice”. La Lituania risponde con Lion Ceccah e il ritmo latino di “Sólo Quiero Más”, mentre Senhit, nata a Bologna da genitori eritrei, torna a rappresentare San Marino con “Superstar” assieme a Boy George. Chiudono la potente “Pray” di Alicja per la Polonia e per la Serbia “Kraj Mene” dei gotici Lavina.

Ce la fanno solo in dieci, oltre a Italia e Germania già qualificate di diritto: il viaggio verso la finale dell’Eurovision è ufficialmente iniziato.

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