Kristen Stewart contro Hollywood: «Il sistema soffoca gli artisti»
Le dichiarazioni dell’attrice in occasione dell’anteprima di “Full Phil”Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Con un’ascesa nel mondo del cinema invidiabile per coraggio e determinazione, la poliedrica Kristen Stewart ha dimostrato fin da subito di saper stupire anche i più scettici nel definire la portata e la dinamicità del suo percorso artistico. Dopo la notorietà raggiunta con la saga fantasy “Twilight”, nei panni della protagonista Bella Swan, pochi avrebbero infatti scommesso inizialmente sulla sua svolta autoriale che, dalle apparizioni in titoli di rilievo come “Crimes of the Future” di David Cronenberg e “Spencer” di Pablo Larraín, l’ha portata a firmare la sua prima regia con “The Chronology of Water”.
Attesa nelle sale il prossimo 11 giugno, la pellicola è liberamente tratta dall’autobiografia della scrittrice Lidia Yuknavitch e affronta, con uno sguardo aperto e diretto, i temi della bisessualità, della depressione e della dipendenza da sostanze. Cresciuta in un ambiente oppressivo e segnato dagli abusi, Lidia sfoga le proprie afflizioni personali attraverso il sesso, il nuoto e la scrittura, tentando di trasformare il vissuto caotico che la tormenta in un’esperienza rigeneratrice e ricca di nuovi presupposti.
Presentato lo scorso anno a Cannes nella sezione “Un Certain Regard”, il film vede protagonista l’attrice inglese Imogen Poots, ricordata anche per le sue precedenti apparizioni in “Knight of Cups” e “The Father - Nulla è come sembra”. Nella sua ultima intervista al magazine Vogue, Poots ricorda il calore umano instaurato sul set con la Stewart, rivelatosi necessario per garantire la migliore esperienza creativa possibile: «Ero al livello più imbarazzante di soggezione all'idea di lavorare insieme. La adoro come persona. A questo punto abbiamo un'amicizia vera, profonda e pura, e le voglio davvero tanto bene. È incredibile fare qualcosa con qualcuno con cui si è entrambi davvero onesti, siamo entrambi un po' nerd, teniamo l’una all’altra moltissimo, scherziamo tanto, ed è la persona perfetta con cui creare qualcosa e affrontare anche qualcosa di difficile, perché la posta in gioco è alta».
Consapevole dell’altissimo coinvolgimento emotivo richiesto dal progetto, ha aggiunto: «Mi sono fatta una specie di promessa, dicendomi: buttati... Mi fidavo così tanto di Kristen che volevo semplicemente farlo. Mi ha colpita nel profondo».
Decisa più che mai a emergere artisticamente, al di là delle ingiustizie e prevaricazioni interne al settore, la Stewart guarda ormai da tempo fuori dal contesto hollywoodiano, segnalando in più occasioni le difficoltà nell’instaurare un rapporto sano e costruttivo con le produzioni statunitensi. La questione è tornata nuovamente in ballo in occasione della sua ultima apparizione sulla Croisette per la presentazione di “Full Phil”, pellicola diretta dal francese Quentin Dupieux in cui compare al fianco di Woody Harrelson. Nei panni di un padre e di una figlia americani, i due intraprendono un viaggio in Francia per ritrovare l’affetto e l’armonia perduti nel tempo. Ben presto, però, la loro esperienza all’estero finirà per essere condizionata da diverse interferenze, tra cui i frequenti scioperi, l’invadenza di un impiegato d’albergo e l’insaziabile appetito per la cucina locale.
Sull’esperienza vissuta al fianco di Dupieux, la star ha dichiarato ai microfoni di Variety: «Adoro i suoi film. Non assomigliano a quelli di nessun altro, e lui è il tipo di regista con cui è una fortuna poter lavorare. Tiene sempre la telecamera in mano. Sei con lui, completamente connesso. Sa già come monterà il tutto alla fine della giornata. Se si perde un'inquadratura, la recupera. È più di un autore, è un genio».
E, ancora una volta, schierandosi contro lo star system americano e le sue politiche mercantiliste, ha ribadito: «Sono stufa delle regole e del sistema. Non è pensato per permettere agli artisti di esprimersi. Siamo semplicemente sotto il giogo di priorità diverse che non si allineano con la realizzazione di veri sogni. E non voglio dilungarmi in discorsi poetici, perché intendo proprio letteralmente quello che dico: non credo sia possibile creare opere radicali e vitali all'interno di un sistema capitalistico. Soprattutto perché la maggior parte delle persone al comando sono un branco di tizi che non si identificano con il tipo di cose che io e le persone con cui mi identifico vogliamo dire».
Chiarendo ulteriormente il senso delle proprie posizioni, ha aggiunto con una certa durezza: «I tre film che vanno a Cannes e hanno successo, vengono acquistati dagli studios che in un certo senso ammiro, che sono bravi a distribuirli e a vincere fottuti Oscar. E questo è fantastico. Ma non è abbastanza. Cosa dovremmo fare, aspettare di essere scelti come se avessimo un fottuto biglietto d'oro? Ho il biglietto d'oro! Posso fare un fottuto film! Dobbiamo creare più lavoro. Ci vuole più lavoro, più produzione, più connessione e meno paura e meno fottuta burocrazia e anche meno miliardari che diventano sempre più miliardari. Mi sta facendo impazzire. Spendiamo così tanti soldi, li dilapidiamo producendo cose in un sistema che onestamente non è progettato per noi. Non possiamo più girare a Los Angeles, è assolutamente impossibile ed è lì che è nato tutto il nostro fottuto business».
