Anche a fronte delle agguerrite contendenti con cui ha dovuto confrontarsi, non stupisce affatto che Jessie Buckley sia riuscita a conseguire il premio Oscar come migliore attrice protagonista. Ormai consacrata a pieno diritto tra le stelle di punta dello star system e destinata d’ora in avanti a trovare spazio nelle produzioni di maggior rilievo, l’attrice trentaseienne ha stabilito, in meno di dieci anni, un balzo di carriera degno dei più autorevoli e acclamati interpreti della scena internazionale.

Già dalle sue prime apparizioni sul piccolo schermo in “Chernobyl” e “Fargo”, Buckley ha dimostrato una non comune versatilità e predisposizione alla macchina da presa. Non meno significativi sono stati i suoi primi passi nel cinema, che vantano collaborazioni con nomi del calibro di Charlie Kaufman in “Sto pensando di finirla qui”, Alex Garland in “Men”, fino a Maggie Gyllenhaal nel suo film d’esordio “La figlia oscura”.

Ma il punto più alto finora raggiunto in termini di prestigio è dovuto, senza dubbio, al ruolo di Agnes in “Hamnet - nel nome del figlio”: l’ultima pellicola di Chloé Zhao candidata in questa 98ª edizione nella categoria di miglior film e a cui l’attrice deve la vittoria della sua prima statuetta. Nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, Zhao delinea la struggente storia d’amore tra un giovane William Shakespeare - interpretato da Paul Mescal - e sua moglie Agnes Hathaway. Rievocando il mito dell’Inghilterra nel 1500, entreremo nel vivo di un conturbante intreccio tra passione sentimentale, vocazione artistica e dramma familiare.

Per il lavoro estremo compiuto nei panni di Agnes, Buckley si è guadagnata il consenso della giuria superando professioniste esperte come Rose Byrne - indimenticabile nella sua prova drammatica in “Se solo potessi ti prenderei a calci” - o Renate Reinsve; quest’ultima, per lo meno, ha potuto gioire insieme al regista Joachim Trier e al resto della troupe per la vittoria di “Sentimental Value” come miglior film straniero.

Divenuta la prima attrice irlandese a vincere il premio Oscar nella categoria di migliore attrice, Buckley ha prontamente ricevuto in patria gli elogi del governo e le celebrazioni ufficiali tramite comunicati. La presidente irlandese Catherine Connelly ha dichiarato in proposito: «Il premio a Jessie Buckley rappresenta un momento storico, poiché Jessie diventa la prima donna irlandese a ricevere un Oscar nella categoria Miglior Attrice. Questo traguardo è una meritatissima testimonianza non solo della straordinaria interpretazione di Jessie in Hamnet, ma anche delle sue performance sia al cinema che a teatro nel corso della sua carriera. So che la sua fiera comunità nel Kerry e non solo condividerà con lei questo meraviglioso successo».

Anche il primo ministro Micheál Martin ha espresso parole di stima con il seguente post sui social: «Congratulazioni a Jessie Buckley per il tuo storico successo agli Oscar! Una vittoria davvero meritata anche per Richard Baneham (che ha conquistato il suo terzo Oscar nella categoria dedicata agli Effetti speciali ndr) durante una serata meravigliosa per il cinema irlandese e lo spettacolo».

I più informati, inoltre, sapranno bene che Buckley è tornata nuovamente sotto i riflettori con l’uscita, lo scorso 6 marzo, de “La Sposa!”. La seconda pellicola firmata da Maggie Gyllenhaal, dal sapore horror gotico e ispirata al classico “La moglie di Frankenstein” del 1935, vede ancora una volta l’attrice in veste di protagonista, affiancata dal carismatico Christian Bale. Consapevole delle qualità di Buckley già dai tempi della loro prima collaborazione, Gyllenhaal aveva dichiarato a Entertainment Weekly: «Sono un'attrice da molti anni, e a un certo punto ho pensato: mi batterò per questa ragazza. Chi altro potrebbe interpretarla? Quando le persone lo hanno fatto per me, mi ha cambiato la vita, quindi lo sto facendo anch'io. E ha funzionato, e ora lei vincerà l'Oscar, quindi il tempo mi ha dato ragione».

Parole che acquistano ulteriore significato rispetto alla poca visibilità che Buckley aveva, fino a poco tempo fa, sui canali social. A riguardo, ricordando le difficoltà iniziali con i casting per il fatto di non possedere un account Instagram, ha ammesso di recente: «Capisco anche il punto di vista dello studio. Per loro sarebbe molto più facile se avessi un milione di follower su Instagram. Ma non credo che funzioni davvero così. Alla fine, vuoi che una storia abbia vita, e qualunque cosa il regista o lo sceneggiatore sentano sia il modo giusto per darle vita, è una loro scelta. […] Penso che persone come Paul Thomas Anderson, Martin Scorsese, Maggie Gyllenhaal, Chloé Zhao, Denis Villeneuve stiano semplicemente facendo la loro roba, a modo loro. Non credo che potrebbero realizzare i film che hanno fatto se scegliessero un ingrediente in base ai follower su Instagram invece che al colore di vernice che vogliono usare».

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