Continuano a vele spiegate i lavori sulla serie di “Harry Potter”, il progetto televisivo a cura di HBO che aspira a proiettare l’immaginario fantasy creato dalla scrittrice J. K. Rowling su vette mai esplorate prima, fino a surclassare i traguardi raggiunti dalla precedente trasposizione cinematografica. Con i lavori ormai a pieno regime, le notizie si susseguono tra sviluppi ottimistici e altri meno confortanti, questi ultimi relativi soprattutto al modo in cui il cast sta vivendo l’esperienza dentro e fuori dal set.

Giusto la scorsa settimana hanno suscitato ancora una volta accese polemiche le posizioni transfobiche della Rowling, stavolta intercettate negativamente dall’attore John Lithgow, ingaggiato nello show per il personaggio di Albus Silente. Nella sua ultima intervista al New York Times, la star ha ammesso di aver perfino considerato l’idea di rinunciare al ruolo. Scegliendo tuttavia di restare, si sarebbe rassegnato al fatto che: «In ogni intervista che farò per il resto della mia vita, questo argomento verrà fuori».

Chiarendo di non aver mai incontrato la Rowling e di essere apertamente contrario alle sue idee, Lithgow ha anche ammesso di non spiegarsi in che modo una persona capace di una simile vivacità artistica sostenga ideali tanto retrogradi e intolleranti. Ritenendo, al contrario, che il mondo di Harry Potter sia di tutt’altra apertura, ha aggiunto: «Il mondo magico è chiaramente dalla parte degli angeli, contro l'intolleranza e il bigottismo».

Altrettanto sgomento hanno suscitato le ultime dichiarazioni di Paapa Essiedu, l’attore afroamericano scelto per il ruolo di Severus Piton. In un’intervista al The Sunday Times of London, ha svelato di aver vissuto negli scorsi mesi una fase particolarmente delicata, dopo esser stato tempestato di insulti e perfino minacciato di morte da alcuni utenti sui social. Ha raccontato in proposito: «Mi è stato detto: abbandona la serie o ti ucciderò. Importa realmente. La realtà è che se guardo Instagram vedrò qualcuno che dice: verrò a casa tua e ti ucciderò. Quindi, anche se sono abbastanza sicuro di non essere assassinato... Questa cosa potrebbe invecchiare male!».

Ammettendo le conseguenze di un inevitabile tracollo emotivo, ha aggiunto: «Ma sì, anche se spero di stare bene, nessuno dovrebbe trovarsi ad affrontare una cosa del genere per aver fatto il proprio lavoro. Molte persone rischiano la vita per lavoro. Io interpreto un mago in Harry Potter. E mentirei se dicessi che non mi influenza emotivamente».

Determinato, malgrado tutto, a non cedere alle aggressioni, ha continuato: «Ma gli insulti mi danno la carica e mi rendono ancora più determinato a dare vita a questo personaggio, perché ripenso a come mi sentivo da bambino. Mi immaginavo a Hogwarts su una scopa e pensavo all'idea che un bambino come me potesse vedersi rappresentato in quel mondo. Questa è la motivazione per non lasciarmi intimidire da chi dice che preferirebbe vedermi morire piuttosto che fare un lavoro di cui sarò davvero orgoglioso».

Svelando infine la sua passione già da piccolo per la saga letteraria, ha concluso: «Da ragazzino ero un grande lettore. Mia madre non poteva permettersi di pagare una babysitter durante le vacanze, quindi mi portava in biblioteca. Ho amato Harry Potter. Non ho mai visto i film, ma i romanzi sono stati una forma di evasione quando altre cose erano meno facili per me. Avrò 45 anni quando finirò e so che la mia vita cambierà in modo importante, ma devo semplicemente accettarlo. Potrei avere dei figli quando finirò questa serie».

Tra le novità più liete segnaliamo invece la volontà dello show di approfondire maggiormente i contenuti del ciclo di romanzi. Finalmente, dopo un alone di mistero durato quasi trent’anni, potremmo sapere di più su un dettaglio rimasto irrisolto: la macchia sul volto di Ron Weasley. Sembrerebbe infatti, stando a quanto emerso da una recente visita sul set, che i primi episodi andranno a svelare l’origine della chiazza di sporco comparsa sul viso di Ron poco prima del primo incontro con Harry sull’Hogwarts Express.

Un aspetto che, per molti, potrebbe sembrare secondario rispetto ad altri, ma che denota chiaramente lo scrupolo e la dedizione dell’emittente televisiva nel preservare l’integrità dell’opera originale, preannunciando potenzialmente l’adattamento più rispettoso ed esaustivo a cui si potesse aspirare.
 

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