Dopo un’attesa che è sembrata interminabile, cominciano finalmente a emergere dettagli più consistenti sul prossimo appuntamento con la saga di “007” e l’agente segreto più famoso del cinema. Conclusesi le trattative da parte di Amazon MGM Studios per ottenere i diritti e il pieno controllo creativo del franchise, è stato necessario un lungo periodo di transizione prima di ricevere notizie attendibili sul ritorno di James Bond in un nuovo, entusiasmante capitolo, in particolare dopo il riscontro estremamente positivo delle pellicole con protagonista Daniel Craig.

Segnando una rottura epocale rispetto alla tradizione, con i produttori Broccoli non più alla guida del franchise, il nuovo “007” porta su di sé un’enorme responsabilità e, proprio allo scopo di scongiurare qualsiasi scenario infausto, vedrà il suo debutto non prima del 2028. A portare nuova luce sul progetto è stato l’annuncio di una collaborazione tra lo sceneggiatore britannico Steven Knight, noto di recente soprattutto per il suo contributo alla serie televisiva “Peaky Blinders”, e il regista Denis Villeneuve, quest’ultimo ormai riconosciuto tra i cineasti più influenti del momento e pronto a tornare nelle sale a fine anno con l’imponente “Dune - Parte Tre”.

Ancora niente di certo, invece, per quanto riguarda la scelta dell’attore principale, laddove le indiscrezioni, volta per volta, si sono fatte più insistenti attorno a una specifica rosa di interpreti: alcuni di essi ormai riconoscibili da tutti e altri ancora speranzosi di conquistare una notorietà più ampia. Dalle ultime informazioni di Deadline abbiamo appreso che, lo scorso agosto, le audizioni sarebbero entrate in una fase risolutiva, con alcuni incontri conoscitivi tra i candidati entrati a far parte della shortlist e Villeneuve, affiancato dai produttori Amy Pascal e David Heyman.

Comprendendo inizialmente anche personalità tra cui Idris Elba, Paul Mescal e Henry Cavill, la cerchia si è presto ristretta a soli cinque nomi, quelli di Jack Lowden, Jacob Elordi, Callum Turner, Harris Dickinson e Jack Barton. Una selezione che, non a caso, punta prevalentemente su attori ancora relativamente giovani, il che confermerebbe le precedenti dichiarazioni di Amazon circa la volontà di individuare un profilo che, proprio in vista di una rinascita del franchise e con l’auspicio di ulteriori sequel, possieda una particolare freschezza e prontezza fisica.

A rompere il silenzio sulla questione è stato il maestro Gary Oldman, ospite di recente del programma televisivo The Morning Show durante un soggiorno in Canada. Dalle sue dichiarazioni apprendiamo che lo studio avrebbe finalmente scelto il fortunato in lista, pur non avendone ancora rivelato pubblicamente il nome. Inoltre, dopo aver lavorato insieme sul set della serie “Slow Horses”, Oldman ha voluto lanciare un messaggio di incoraggiamento a Jack Lowden, affermando: “Si dice che sia nella shortlist. Lo scopriremo molto presto, no? Perché lo hanno scelto. Hanno fatto la loro scelta, ma non l'hanno ancora annunciata. Quindi incrocio le dita per Jack”.

A infiammare ulteriormente la questione è intervenuto Steven Knight, ospite del programma Today di BBC Radio 4. Chiarendo innanzitutto che la sceneggiatura è stata curata anche pensando all’attore scelto per il personaggio, ha affermato: “È un po' entrambe le cose. Rende la vita un po' più facile se sai chi è quella persona, ma devi anche scrivere il personaggio, non l'attore”. E, alla domanda se conosca già il nome del prossimo Bond, ha replicato con un evasivo: “Rimando alla mia risposta precedente”.

Un escamotage che, pur non rivelando alcunché di preciso, confermerebbe tra le righe che Amazon ha già deciso l’attore per il ruolo. Nel frattempo, lo stesso Knight ha puntualizzato di volersi tenere a debita distanza dal polverone di speculazioni sui social in cui è incappata la discussione. Ha detto in proposito: “L'unica cosa che posso dire è che sento di stare facendo il mio dovere per il re e il Paese: se sei uno sceneggiatore britannico, devi farlo”.

Al di là delle chiacchiere internettiane, insomma, lo sceneggiatore è felice di poter lavorare al franchise anche e soprattutto allo scopo di preservarne l’identità originaria, mantenendolo cioè radicato nel Paese di provenienza ed evitando di omologarlo ad altre proprietà intellettuali o alle tendenze dominanti: “Bond è un universo e un franchise a sé. Ovviamente bisogna portarlo avanti, ma amo il posto in cui si trova. Amo il fatto che sia britannico e che non sia DC o Marvel”.

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