Dal cinema alla musica, Anthony Hopkins pubblica l’album “Life is a Dream”
Realizzato in collaborazione con Decca Classics con brani composti dal celebre attore, è interpretato dalla Philharmonia Orchestra e diretto dall’acclamato maestro Gustavo DudamelPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si dimentica troppo spesso la poliedricità di cui può godere un artista, magari a causa della fortuna che l’ha contraddistinto in un determinato percorso professionale e che, tuttavia, in uno scenario alternativo, avrebbe potuto aprire la strada a un esito non meno soddisfacente. Tale è il caso del maestro Anthony Hopkins che, dopo averci emozionato con le sue incredibili interpretazioni ed essersi distinto tra gli attori più talentosi della sua generazione, ha finalmente coronato un sogno coltivato per tutta la vita.
Realizzato in collaborazione con Decca Classics, interpretato dalla Philharmonia Orchestra e diretto dall’acclamato maestro Gustavo Dudamel, il primo album musicale di Hopkins, intitolato “Life is a Dream”, consiste in una collezione di brani originali, alcuni dei quali risalenti perfino agli anni giovanili. A offrirci un’anteprima del disco è “Bracken Road”, già disponibile all’ascolto, tratto dalla suite “1947: Suite for Solo Piano and Orchestra” e, come spiegato dalla stessa etichetta discografica, nato dai ricordi di Hopkins a Margam, nel Galles meridionale, per rievocare, attraverso il tocco delicato delle note, i luoghi e i paesaggi che hanno segnato la sua infanzia.
Come forse non tutti sapranno, il maestro si è avvicinato al mondo della musica fin da primi anni d’età, coltivando lo studio di autori classici come Beethoven e Chopin e occupandosi, già dall’adolescenza, della scrittura di musiche destinate agli spettacoli teatrali. Il parallelo interesse per la messinscena, anche grazie alle sue qualità di pianista, lo ha portato solo più tardi, nel 1965, ad essere ammesso alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra e, a studi ultimati, a entrare nel prestigioso National Theatre sotto la direzione di Laurence Olivier.
In occasione dell’annuncio di “Life is a Dream”, disponibile a partire dal 21 agosto, Hopkins ha accennato al proprio amore per una disciplina artistica alla quale ormai si dedica da una vita intera: “La musica è stato il mio primo desiderio, il mio primo sogno. Compongo da tutta la vita. Alcuni di questi brani mi accompagnano da decenni e continuo ancora oggi a tornarci sopra”.
Tra i brani selezionati troviamo non solo quelli ispirati ai ricordi giovanili, ma anche esempi che richiamano le esperienze maturate sui set cinematografici, così come gli affetti e le personalità che continuano a occupare un posto speciale nel suo cuore. Ricordiamo inoltre che, pur non avendo seguito il classico iter di un compositore, la star può vantare, accanto ai suoi due premi Oscar, anche un Classic Brit Award, ottenuto nel 2012 per aver partecipato all’album “And the Waltz Goes On”. Lo scorso anno, inoltre, si è tenuto il primo concerto dal vivo di “Life Is a Dream”, ospitato in Arabia Saudita con il coinvolgimento speciale della Royal Philharmonic Orchestra.
Per il lavoro svolto, gran parte dei ringraziamenti di Hopkins vanno ovviamente a Decca, Dudamel e a tutto il collettivo della Philharmonia Orchestra, tra cui spiccano i solisti Gregorio Nieto e Sergio Tiempo per il loro prezioso apporto interpretativo. Dal canto suo, Gustavo Dudamel ha elogiato Hopkins per la rara capacità di esprimere il proprio mondo interiore attraverso l’approccio alle discipline più disparate, ritrovando, in particolare, una chiara corrispondenza tra l’intensità che traspare dalle sue interpretazioni cinematografiche e quella che anima le sue composizioni.
Ma tornando rapidamente al mondo del cinema, consapevoli che la consacrazione di Hopkins sul grande schermo sia avvenuta con il successo de “Il silenzio degli innocenti”, capolavoro del thriller di Jonathan Demme del 1991, pochi sapranno, tuttavia, che il ruolo dell’inquietante Hannibal Lecter era stato inizialmente pensato per Sean Connery. Dopo aver scoperto il contenuto di alcune scene particolarmente disturbanti, la star di “007” avrebbe infatti rifiutato la parte, favorendo così la brillante ascesa del collega.
A ricordarcelo è un’intervista rilasciata da Demme a Deadline nel 2016, durante la quale il regista affermò: “Sean Connery era l'unica altra persona che pensavo potesse essere straordinaria per questo ruolo. Connery ha quell'intelligenza feroce e anche quella fisicità imponente. Amo Tony Hopkins, ma Sean Connery avrebbe potuto essere incredibile. Così, per seguire il percorso più commerciale, dato che Connery in quel periodo era al massimo della popolarità, inviammo prima a lui la sceneggiatura. Ci tornò voce poco dopo che la trovava disgustosa e che non avrebbe mai sognato di interpretare quella parte.
Così, dopo la rinuncia di Connery, si fece nuovamente strada il nome di Hopkins: «Stava facendo M. Butterfly a Londra. Volai lì e decidemmo di lavorare insieme. Facemmo una lettura nella sala riunioni della Orion, una settimana prima dell'inizio delle riprese. Tutti i dirigenti erano presenti. C'era elettricità in quella stanza, sprigionata da ciò che Hopkins stava facendo. Aveva trovato Lecter, e ricordo quando pronunciò l'ultima battuta. La sala rimase in silenzio».
