Una dilagante dipendenza, silenziosa ma non meno distruttiva delle altre, che richiede più consapevolezza condivisa: e sulla quale intende far luce la compagnia Teatro del Segno, che dal 3 novembre al 5 dicembre porta a Cagliari il progetto "Gioco d’Azzardo: il Teatro parla con la Generazione Alpha", in programma al TsE di via Quintino Sella. Nelle venti matinée dello spettacolo "Gap / Gioco d’Azzardo Patologico – rovinarsi è un gioco", di e con Stefano Ledda, gli studenti andranno a confrontarsi anche con psicologi ed esperti dei SerD isolani. 

Rivolti ai ragazzi delle scuole secondarie di capoluogo e hinterland e inseriti nel cartellone di Teatro Senza Quartiere 2026, gli appuntamenti si svolgeranno prima dal 3 al 7 novembre, e poi dall'1 al 5 dicembre, con ognuno dei giorni compresi che vedrà due turni mattutini, alle 9:30 e alle 11:30, da concludersi nell'incontro con l'autore e interprete e con le figure professionali coinvolte nell'iniziativa. La data finale sarà inoltre occasione per la speciale replica dedicata al pubblico adulto, in scena per le 19:30 di sabato 5 dicembre. 

"Gap" racconta così la spirale discendente di un giovane tipografo, la cui serenità lavorativa e sentimentale viene spezzata all'improvviso da un gesto tanto banale, quanto nefasto: l'inserimento di una moneta in una macchina da videopoker, incipit di un'irresistibile ossessione. Il protagonista finisce a perdere lavoro e affetti, accumulare debiti su debiti e, prima che possa accorgersene, cadere nelle mani degli strozzini, in una "via crucis" divenuta realtà per molti e restituita dall'essenziale scenografia, nel susseguirsi di banconi del bar, file di slot machine, pareti di casa e anfratti bui. 

Basandosi sui casi di cronaca e le testimonianze di vittime e familiari, lo stesso autore e interprete spiega come "Gap" sia frutto di un lungo lavoro di documentazione, al quale si aggiungono ben nove mesi d'interviste. Il risultato è una produzione che rifugge i facili moralismi e la colpevolizzazione, dimostrando come un passatempo tutt'altro che innocuo conduca in breve a una grave dipendenza patologica, riconosciuta dai manuali diagnostici e più ostica da curare rispetto a quelle "da sostanze". Con drammaturgia e regia firmate da Ledda, l'elaborazione video è curata da Andrea Lotta, mentre Evelina Bassu e Raimondo Marras sono stati rispettivamente responsabili per trucco e audio e luci, in una produzione targata Teatro del Segno. 

Obiettivo del progetto, sempre secondo Ledda, è creare ciò che lui definisce un «tagliafuoco generazionale», fornendo agli adolescenti informazioni e strumenti per riconoscere un fenomeno fin troppo vicino e diffuso, così da risvegliarne il senso critico e la comunicazione tra pari per prevenire l'insorgere del gioco pataologico. Il progetto punta infatti ad arrivare a oltre milleduecento ragazzi – eguagliando le cifre raggiunte lo scorso anno – parlando proprio a quei "nativi digitali" spesso e volentieri esposti al gioco online e all'illusione della vincita facile. 

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