Da tempo riconosciuto come una figura di straordinario impatto dentro e fuori del set, Brad Pitt continua a imporsi tra le star più attive e richieste di Hollywood, tornato proprio di recente al cinema con “Heart of the Beast” e pronto a lasciare nuovamente il segno in “Le nuove disavventure di Cliff Booth”. Molti, tuttavia, non sospetterebbero che, dietro ai successi di carriera, si nascondano in verità profonde fragilità personali, che ancora oggi lo costringono a fare i conti con il peso delle proprie vicende private.

Ad aver particolarmente inciso sulla sua salute mentale è stato, nell’ultimo periodo, soprattutto il divorzio dall’attrice Angelina Jolie. Come raccontato lo scorso agosto in un’intervista a Esquire, la star sessantaduenne ha addirittura ammesso, nel descrivere la gravità del periodo attraversato, di aver convissuto per la prima volta con pensieri suicidi. Ha detto in proposito: «Non ho mai avuto pensieri suicidi, tranne che per un breve periodo. E in quel breve periodo pensavo semplicemente che non ce l'avrei fatta, non riuscivo a vedere una via d'uscita». Arrivando a capire cosa significhi realmente pensare di togliersi la vita, ha aggiunto: «Ho pensato: oh, okay, adesso capisco. Capisco il suicidio, nel senso che è semplicemente sollievo. È semplicemente cercare sollievo dal dolore. Ma penso anche che abbiamo incredibili istinti di sopravvivenza. E per me, è scattato subito».

Proprio l’istinto di sopravvivenza è al centro della sua apparizione in “Heart of the Beast”. Il film diretto da David Ayer, cineasta con cui aveva già collaborato nel precedente “Fury”, vede Pitt protagonista al fianco di Uber, un pastore tedesco dalle stupefacenti qualità interpretative. In un’esperienza visiva che all’istinto di sopravvivenza unisce un profondissimo rapporto di affetto e fiducia, assistiamo alla storia di James Belmont, un ex ufficiale delle forze speciali americane che, in compagnia del suo cane Odino, decide di ritirarsi in solitudine tra le terre desolate dell’Alaska. Tuttavia, durante un breve viaggio in aeroplano, James viene colto da un malore, precipitando pericolosamente insieme al suo amico. Risvegliatisi per miracolo nel mezzo della natura selvaggia, i due si incammineranno in cerca di un centro abitato, sfruttando tutte le risorse a propria disposizione pur di avere salva la vita.

Recentemente intervistato da Collider, Pitt ha descritto il lavoro nei panni del personaggio come l’esperienza più difficile di tutta la sua carriera, riferendosi nello specifico alle prove fisiche estenuanti in cui ha dovuto cimentarsi: «Fisicamente, direi assolutamente che è stato il film più difficile che abbia mai fatto, ma anche molto gratificante». Per rendere ancor più credibile la situazione estrema in cui s’imbattono i due protagonisti, l’attore ha raccontato che la produzione li ha voluti dentro al ruolo per gran parte della giornata, al fine di garantire il massimo livello di immersione.

Ha affermato in particolare: «In superficie è una storia di sopravvivenza, quindi dobbiamo attraversare situazioni estreme. Arrivi la mattina, ti bagni e rimani bagnato per tutto il giorno, fino alla fine della giornata». Proprio il durissimo sforzo fisico avrebbe favorito, secondo Pitt, una performance di grande intensità: «Ci credo, perché questo informa la scena, informa i personaggi e informa il nostro film».

Nel frattempo, a fine dello scorso mese, abbiamo anche assistito all’ultimo trailer di “Le nuove disavventure di Cliff Booth”. Il sequel dell’irresistibile “Once Upon a Time in… Hollywood” di Quentin Tarantino, scritto ancora una volta dallo stesso cineasta italoamericano, godrà a questo giro di una regia firmata da David Fincher e farà il suo debutto in un duplice appuntamento al cinema e in televisione. Oltre a qualche dettaglio inedito sulla trama, il video promozionale mostra un Pitt sempre impeccabile nei panni dell’eccentrico Cliff Booth, personaggio per cui ha ricevuto l’’Oscar nel 2020 come miglior attore non protagonista. Stavolta, tuttavia, lo vedremo lasciarsi alle spalle l’amicizia con l’attore Rick Dalton e il precedente lavoro da stuntman, mentre lo sentiamo affermare: «Rick era diventato troppo grasso perché io potessi essere la sua controfigura».

Questo cambio di rotta lo porterà a gettarsi nell’insidioso mondo della produzione cinematografica, con conseguenze che, siamo certi, scateneranno ancora una volta il meglio e il peggio di se stesso. Al fianco di nuovi personaggi e di un eccellente cast, che comprende Scott Caan, Elizabeth Debicki e Timothy Olyphant, non ci resta che attendere il prossimo 26 novembre per ritrovare Pitt nelle sale, prima del successivo approdo su Netflix il 23 dicembre. Due appuntamenti che non passeranno certo inosservati e che, nello scenario più ottimistico, potrebbero regalarci una delle migliori sorprese di quest’anno.

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