“Avatar”, Sam Worthington: «Può fare molto di più dei film Marvel»
Il quarto e il quinto capitolo della saga sono già in cantiere, uscite previste nel 2029 e 2031(Ansa)
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Senza troppe sorprese, “Avatar: Fuoco e Cenere”, terzo capitolo della saga sci-fi creata e diretta da James Cameron, ha dimostrato ancora una volta la forza di un franchise che, a ogni nuova uscita, è capace di confermare le più rosee stime di mercato. Pur con un’entrata a rilento nel corso della stagione natalizia, il titolo ha mantenuto la prima posizione al box-office americano anche dopo cinque settimane dall’uscita e ha registrato un incasso globale di circa 1,49 miliardi di dollari, arrivando a raggiungere la 29ª posizione tra i film con il maggiore incasso di sempre al botteghino.
Sfortunatamente, la pellicola segna per la saga anche l’inizio di un trend negativo. Pur con risultati commerciali così eclatanti, la distanza che lo separa dal precedente “La via dell’acqua” ammonta a circa 870 milioni. Un dato non certo trascurabile, che ha fatto perfino discutere a Hollywood sulla possibilità di vedere realizzato un nuovo capitolo. Già durante il periodo di proiezione, Cameron aveva precisato che la saga avrebbe potuto proseguire a patto di rispettare determinati incassi, considerate le esorbitanti spese di produzione necessarie allo sviluppo.
In un’intervista dello scorso anno a Entertainment Weekly, il filmmaker arrivò a sbilanciarsi sostenendo che, qualora non si fossero raggiunti i guadagni sperati, la saga avrebbe potuto interrompersi definitivamente e che, in tal caso, sarebbero state svelate pubblicamente le trame di “Avatar 4” e “Avatar 5”. Sulla questione, dichiarò nello specifico: “Non so se la saga andrà oltre questo punto. Spero lo faccia. Ma, sapete, dobbiamo dimostrare che si tratta di un buon investimento ogni volta che arriviamo nelle sale...” E a seguire, aggiunse: “e se non potremo realizzare il 4 e il 5, per qualsiasi motivo, organizzerò una conferenza stampa e vi dirò che cosa avremmo raccontato”.
Anche in un’intervista all’emittente taiwanese TVBS News affermò in proposito: “L'industria cinematografica in questo momento è in difficoltà. Avatar 3 è costato moltissimo. Dobbiamo avere successo per poter continuare. Dobbiamo andare bene e trovare un modo per realizzare i film di Avatar con costi più contenuti se vogliamo proseguire”.
A rasserenare gli animi ci ha pensato lo stesso regista a inizio marzo, confermando che la saga ha, ad oggi, concrete possibilità di continuare il suo corso. In occasione dei Saturn Awards, ha affermato che lo sviluppo di “Avatar 4” è da considerarsi “molto probabile”, e che, ragionevolmente, il destino del franchise non può dipendere solo dagli esiti di mercato, ma anche dall’accoglienza del pubblico; tanto che starebbe valutando, su queste basi, quale direzione impartire ai prossimi lavori.
Ulteriori rassicurazioni arrivano dalla roadmap ufficiale che prevede l’uscita di “Avatar 4” nel 2029 e di “Avatar 5” nel 2031. Benché si tratti di un programma puramente indicativo, la produttrice Rae Sanchini ha voluto mantenere toni ottimistici, affermando nel merito: “Stiamo definendo il calendario, lavorando su budget, tempistiche e organizzazione. Per quanto ci riguarda, andiamo avanti a pieno ritmo”. Anche l’attore Stephen Lang, interprete di Quaritch, ha sostenuto che le decisioni per “Avatar 4” dipenderanno molto dal feedback degli spettatori: “I fan sono un fenomeno. In molti modi, determinano cosa succede. Cameron sta davvero valutando ciò che dicono... sembra che si stia affidando a loro più del solito”.
Chi, senza esitazioni, non dubita del potenziale offerto dal franchise è Sam Worthington - protagonista della saga nel ruolo di Jake Sully - specie se messo in confronto con quello di altri marchi come, ad esempio, Marvel Studios. Raccontando la sua esperienza sul set per motivare le sue opinioni, la star ha affermato nello specifico: “Siamo diversi dai film Marvel, nel senso che... sembra quasi di lavorare a un film indipendente quando lo realizziamo”.
E, spiegando come il processo di lavoro rifugga da scadenze serrate o da imposizioni creative, ha aggiunto: “Non è che dobbiamo finire le scene oggi o lo studio si arrabbia. Noi giochiamo e creiamo. La gente non lo capisce. Pensano sia questa grande macchina rigida, con Jim come regista didattico. Ma non è così. È un pittore”.
