In una fase del settore audiovisivo estremamente fortunata per la quantità e il potenziale artistico dei giovani talenti - si pensi solo a esempi come Zendaya, Timothèe Chalamet o Jacob Elordi - una posizione non meno rilevante è occupata da Anya Taylor-Joy. L’interprete statunitense deve soprattutto il lancio della sua carriera all’eccellente riscontro di «The Witch», il terrificante esordio dietro la cinepresa di Robert Eggers che, da quel momento, ha segnato l’inizio di una partnership fruttuosa e duratura tra i due professionisti.

Da allora, Taylor-Joy ha preso parte a una lunga serie di collaborazioni con alcuni dei più importanti cineasti sulla piazza: dall’apparizione in «Split» di M. Night Shyamalan a quelle in «Amsterdam» di David O.Russell e «The Menu» di Mike Mylod, senza dimenticare il ruolo da protagonista nello spin-off di George Miller «Furiosa: a Mad Max Saga» e, ovviamente, il contributo offerto alla trilogia di «Dune» diretta da Denis Villeneuve, che la vedrà tornare nelle sale cinematografiche il prossimo dicembre.

Non meno riscontro ha avuto sul fronte televisivo, regalandoci una delle sue migliori interpretazioni in «La regina degli scacchi», show tra i più seguiti e acclamati del catalogo Netflix. Ma la ricordiamo anche in «Peaky Blinders» nei panni di Gina Gray, un personaggio che, per quanto abbia contribuito sensibilmente alla sua popolarità, lei stessa ha riconosciuto come il più sgradevole mai interpretato finora. Lo ha affermato lo scorso marzo, durante un'ospitata al Late Night with Seth Meyers: «Sono sempre colpita da quali tra i miei personaggi piacciano alla mia famiglia. Peaky Blinders è popolarissimo in Argentina. È forse il personaggio peggiore che abbia mai interpretato. La mia famiglia lo adora. Lo adora davvero!».

Giusto lo scorso 15 luglio, Taylor-Joy ha debuttato con «Lucky», la serie in esclusiva per Apple TV, al fianco di un cast di spessore che include Annette Bening e Timothy Olyphant. In una cornice dal sapore thriller/poliziesco, seguiamo le vicende di Luciana, una truffatrice professionista instradata alla malavita dal padre John. Il fallimento di un colpo, tuttavia, la metterà nel mirino della polizia. Ma la fuga dalle autorità sarà anche l’occasione per intraprendere un viaggio negli Stati Uniti, utile a interrogarsi sul passato e sui cambiamenti da apportare al proprio futuro.

Stando alle ultime notizie, troverà un posto anche nel prossimo «Il Signore degli Anelli: La caccia a Gollum», film diretto da Andy Serkis e incentrato su alcuni avvenimenti precedenti a «La Compagnia dell’Anello», in cui le forze del bene cercheranno di rintracciare l’inquietante creatura prima che quest’ultima riveli a Sauron informazioni importati sull’Unico Anello. Da quanto emerso, l’attrice interpreterà un’elfa del Reame Boscoso, descritta come «un'agente fidata e letale al servizio di Re Thranduil». Il ruolo, inoltre, la vedrà affiancare personaggi storici come Aragorn, Gandalf e Frodo, interpretati rispettivamente da Jamie Dornan, Ian McKellen e Elijah Wood.

Non meno interessante, soprattutto dopo una carriera già così prolifica, è scoprire il metodo che Taylor-Joy predilige nelle sue interpretazioni sul set. In un’intervista a Complex, proprio in occasione del tour promozionale di «Lucky», ha avanzato alcune critiche nei confronti del Method Acting, approccio recitativo legato alla tradizione di Stanislavskij e reso celebre da alcuni grandi interpreti di Hollywood, come Marlon Brando, Daniel Day-Lewis e Robert De Niro.

Definendola una tecnica che poco si addice all’attuale stile di vita delle attrici professioniste, ha dichiarato: «Se ci fate caso, le donne non fanno Method Acting perché abbiamo altre cose di cui occuparci. Non possiamo permetterci di perdere completamente la testa». Descrivendo nel dettaglio cosa comporta l’utilizzo del metodo, ha aggiunto: «Stai fingendo di essere qualcun altro. Per sedici ore al giorno pensi come quella persona, ti muovi come lei, vivi nella sua casa, indossi i suoi vestiti.»

E, ringraziando le persone che le stanno vicino per aiutarla a distinguere lucidamente la realtà dal set, ha concluso: «Sono molto grata alle persone della mia vita perché lo capiscono. Quando vedono che la cosa sta andando un po' troppo oltre, iniziano a chiamarmi con il nome del personaggio e mi dicono: ehi, forse è il momento di tornare qui. Non riesco a immaginare di mantenere il personaggio in ogni momento, perché lavori con centinaia di persone. Hai la responsabilità di essere gentile con loro e di aiutarli a fare il miglior lavoro possibile. Se sei troppo impegnato a fare lo str...o per restare nel personaggio, allora non sarà un'esperienza molto piacevole per nessuno».

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