Un viaggio inedito all'interno della comunità sarda a Valencia
Un giro tra i locali e i ristoranti della città spagnola gestiti dai sardiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Una cartolina nera e rossa di Antonio Gramsci, appesa con una molletta ad un filo dentro una libreria notturna, guarda fuori, oltre le cataste di romanzi e la penombra di una vetrina semi illuminata, nella Ciutat Vella di Valencia. Cerca un volto amico, trova i tuoi occhi di passaggio. Nello scorgerlo naufragato, lì da solo, in mezzo a tanti nomi stranieri, provi pietà. Decidi di entrare per fargli compagnia. Chiedi perché sia li, quasi fosse un parente lontano di cui si sia persa traccia negli anni. Non sapendo che quella semplice cartolina sarà il capo di una matassa da srotolare per ripercorrere le traiettorie di vita dei tanti sardi, intrecciate, in città.
All’interno, non ti accolgono parole in spagnolo bensì in italiano, con leggere sfumature siciliane. Gabriele Nero, editore e proprietario della libreria El Doctor Sax in calle de Quart 21, ribadisce subito le sue origini. «Vengo da un’altra isola. Ho vissuto prima a Torino, ora a Valencia dal 2008. Perché è presente Gramsci? – continua – Il suo pensiero riporta al centro l’individuo, la sua formazione e la costruzione di un’etica sociale. Il libro Favole di Libertà è stato tra i primi che abbiamo tradotto in castellano. Tuttavia, nel 2020, abbiamo reso omaggio ad un altro sardo, seppur d’adozione: parlo di Gigi Riva. Con Cagliari Campione, curato dal giornalista Enrico Romanetto, abbiamo ripercorso la storia più romantica del calcio italiano. Riva un po’ come Gramsci, è un antisistema. Dare voce a chi va fuori dal coro della morale comune e abbia qualcosa da dire, per migliorare la vita degli altri, è la mia missione da librario e da editore». Armeggia il materiale da preparare per una delle tante fiere che scandiscono i suoi fine settimana, in giro per l’Italia e la Spagna, ma il racconto non si ferma: «Ci piacerebbe venire nell’isola per qualche evento connesso ai libri. Per il momento, saremo presenti nel ponte dell’Immacolata a Più Libri Più Liberi che si terrà a Roma. Grazie a Cagliari Campione – continua - ho conosciute tante persone: i sardi dell’isola e quelli dell’”Altra Sardegna”, sparsi per il mondo. Stare con uno di loro non ti fa mai sentire straniero perché è come se amasse farti vedere il lato migliore e generoso della propria terra, del proprio modo di essere». Si ferma e scrive due indirizzi dietro la cartolina di Gramsci: «Tieni, te la regalo! – conclude – Nella via alle mie spalle, incontrerai due miei fratelli sardi. Il locale si chiama Santa Pasta, cucinano benissimo. A cento metri da loro c’è il Circolo Shardana».
Il Santa Pasta si trova in calle del Murillo 10, a due passi da Plaza del Mercado. È gestito da Marco Fanari e Riccardo Vinci, due guspinesi di 34 e 38 anni. All’ingresso, oltre al caratteristico logo del locale, sventola una bandiera dei quattro mori e fa capolino un menù composto dalle più famose paste italiane e sarde: dai malloreddus alla campidanese ai culurgiones, passando per le panadas e le seadas. Marco inforna un pani frattau bianco, Riccardo stende una pizza ed attacca: «Siamo qui in città dal 2018. Il Santa Pasta lo abbiamo aperto il 7 luglio del 2025. Siamo un pastificio artigianale, la pasta è fatta rigorosamente a mano. Il feedback è stato subito positivo: il quartiere ci ha accolto a braccia aperte, forse perché abbiamo ricreato l’ambiente di un tipico vicinato di paese dove le persone si fermano non solo per mangiare ma anche semplicemente per chiacchierare o per prendere un caffè». Marco si volta e continua sulla falsariga di Riccardo: «Abbiamo tantissimi amici sardi che vivono qua: con alcuni riusciamo a vederci spesso, con altri meno. In giornate di festa come Sa die de sa Sardigna cuciniamo per i nostri conterranei, per farli sentire un po' meno lontani da casa, coordinati dei soci del circolo Shardana».
I fili di una rete, invisibili all’occhio nudo, sembrano apparire reali ed uniscono, in una collana, tante perle sparse in un centro di quasi un milione di abitanti. l fori di ognuna di queste perle, a prima vista blindati, ora sembrano socchiusi e concedono uno spiraglio di luce in cui far scorrere il racconto di un’altra voce. Le isole disseminate, con i loro racconti, creano dei ponti e diventano un arcipelago. Compare alla mente una Valencia inedita, simile al Museo a cielo aperto di Maria Lai. Artista che Pierluigi Melis, presidente del Circolo Shardana, conosce bene. «In Sardegna avevo lavorato alla Stazione dell’Arte di Ulassai. In Spagna presi l’abilitazione di guida turistica nel 2016, vivendoci dal 2011 dopo aver conosciuto mia moglie, una valenciana doc. Le basi dell’attuale circolo son state gettate nel 2017, attraverso una pagina Facebook gestita da Luca Comino e Luigi Casada. Un grande punto di riferimento è stato il ristorante Improntas di Salvatorina Fresi di Montresta: una vera calamita per tutti i nostalgici dei piatti dell’isola». Il ristorante Improntas, il 18 ottobre scorso, ha conseguito il premio Fregula D’Oro e, nel 2023, vinse una puntata del programma televisivo Little Big Italy, condotto da Francesco Panella. «Salvatoria è un nostro orgoglio – continua Melis – ma oltre a lei ci sarebbero tantissime persone da menzionare come Omar Cauli, docente di Fisiopatologìa alla Universidad de Valencia, Stefania Carta traduttrice in sardo dei libri di Tolkien e di autori sardi in lingua inglese ma anche l’ingegnere bittese che ti parla in limba, il grafico pubblicitario con idee innovative per promuovere la nostra cultura. Oltre ad altri locali come Mamuthones Gourmet, Sardo e L’Antica Osteria. Ci sarebbero tantissime storie. Noi continueremo ad unirle con le nostre iniziative: dai film, agli spettacoli teatrali e musicali che richiamano le nostre origini senza allontanarsi dalle influenze del presente, come spesso succede ai concerti di Nicola Agus, un amico del nostro circolo».
Per concludere il viaggio, si ripassa davanti alla libreria. La foto di Gramsci non è più appesa. È tra le mani. Lo guardi negli occhi e appare meno solo. Forse non lo è mai stato. Dietro la cartolina affiorano scritte, citazioni, nomi nuovi. Forse c’erano già prima, seppur non si vedessero.
