Un cane in casa? Taglia del 48% il rischio di demenza negli anziani
Ad affermarlo uno studio condotto su 11.200 persone di età compresa fra i 65 e gli 84 anniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un cane in casa potrebbe far risparmiare migliaia e migliaia di euro in spese sanitarie e di assistenza a lungo termine.
A confermarlo un gruppo di ricercatori giapponese, come riportato dal quotidiano Asahi Shimbun, secondo cui i proprietari anziani di cani presentano un rischio di demenza ridotto al punto da richiedere un’assistenza inferiore del 48% rispetto a chi non ne ha mai avuto uno.
La ricerca, condotta da un team che comprende il National Institute for Environmental Studies e il Tokyo Metropolitan Institute for Geriatrics and Gerontology, ha seguito per oltre sette anni circa 11.200 residenti a Tokyo di età compresa tra 65 e 84 anni, non bisognosi di assistenza. Nel periodo considerato, la demenza con necessità di assistenza è comparsa nel 12,8% degli attuali proprietari di cani, contro il 18,5% di chi ne aveva avuto uno in passato e il 18,1% di chi non ne aveva mai avuto. Un confronto diretto, avvertono però gli autori, rischia di essere fuorviante, perché le persone in migliore salute potrebbero avere più probabilità di tenere un cane. Per isolare l'effetto della convivenza con l'animale, i ricercatori hanno utilizzato l'analisi con variabili strumentali, una tecnica statistica. Secondo gli autori, portare il cane a spasso favorisce il movimento e le occasioni di socialità, fattori che possono ridurre il rischio di demenza. I proprietari di cani rappresentavano l'8,6% dei partecipanti. Altre ricerche indicano che alcuni anziani senza animali ne vorrebbero uno, se le circostanze lo permettessero. Il team ha calcolato che, se la quota salisse dall'8,6% al 13,4%, la spesa pubblica per cure mediche e assistenza potrebbe calare di circa 592 miliardi di yen in quattro anni, quasi 150 miliardi l'anno. Resta il nodo della cura dell'animale, nel caso in cui il proprietario si ammali o finisca in ospedale.
«Non dovremmo ampliare il sostegno pubblico perché i cani possano vivere al sicuro anche in questi casi, permettendo a più anziani di vivere con loro?», si chiede l'autore principale Yu Taniguchi, dell'Istituto nazionale per gli studi ambientali. Una domanda che sposta il dibattito dalla sanità al welfare, e che potrebbe orientare le politiche per una popolazione sempre più anziana.
Lo studio è stato pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health.
(Unioneonline/v.l.)
