Tumori all’ipofisi, la Sardegna approva il nuovo percorso regionale di cura: Brotzu centro chirurgico di riferimento
Obiettivo garantire ai pazienti sardi un percorso organizzato, multidisciplinare ed omogeneoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un percorso regionale unico e condiviso per accompagnare i pazienti con adenoma ipofisario e altre lesioni della regione sellare e parasellare, dalla diagnosi al trattamento fino ai controlli nel tempo: è il nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) “Pituitary Unit” della Regione Sardegna, approvato dalla Giunta regionale al termine di un lungo e articolato lavoro.
Per l’ARNAS G. Brotzu si tratta di un importante riconoscimento: all’interno del nuovo percorso, la Struttura Complessa di Neurochirurgia, diretta dal dottor Carlo Conti, è individuata come unico centro chirurgico di riferimento regionale per il trattamento chirurgico di queste patologie. Il dottor Nicola Desogus, responsabile della SS Chirurgia endoscopica dell’Ipofisi del Basicranio della Neurochirurgia dell Brotzu, è stato fra i principali promotori ed estensori del percorso che costituisce il secondo esempio in Italia dopo l’Emilia Romagna.
LA MALATTIA – Gli adenomi ipofisari sono tumori generalmente benigni che interessano l’ipofisi, una piccola ghiandola situata alla base del cervello ma fondamentale per il controllo di numerose funzioni dell’organismo attraverso la produzione di alcuni ormoni. Rappresentano circa il 10-15% dei tumori intracranici. In Sardegna si stimano ogni anno circa 30-45 nuovi casi che possono richiedere un trattamento chirurgico.
Il nuovo PDTA nasce con l’obiettivo di garantire ai pazienti sardi un percorso organizzato, multidisciplinare e omogeneo, evitando frammentazioni nell’assistenza e favorendo la presa in carico da parte di centri con competenze specifiche.
Il modello prevede una stretta collaborazione tra Neurochirurgia ed Endocrinologia, insieme alle altre specialità coinvolte nella diagnosi e nella cura, come Oculistica, Neuroradiologia e Anestesia. All’interno della rete regionale sono stati individuati tre centri endocrinologici: AOU di Cagliari, diretto da Francesco Boi (referente Francesca Pigliaru), AOU di Sassari diretto da Francesco Tolu (referenteFrancesca Badessi) e ASL di Cagliari diretto da Guidi Almerighi (referente Paolo Epminonda), mentre l’ARNAS G. Brotzu rappresenta l’unico centro chirurgico regionale di riferimento.
«Un risultato importante per la sanità sarda e per la nostra Azienda», le parole di Carlo Conti, direttore della Struttura di Neurochirurgia al Brotzu. «La centralizzazione della chirurgia in un unico centro regionale consente di concentrare competenze ed esperienza migliorando la qualità chirurgica offerta ai pazienti in un percorso condiviso e altamente specializzato».
IL PERCORSO – Il percorso può iniziare attraverso il Pronto Soccorso, un reparto ospedaliero o un accesso ambulatoriale. Una volta identificata la patologia, il paziente viene sottoposto agli accertamenti necessari per definire il tipo di lesione e stabilire il trattamento più appropriato. Prima dell’intervento vengono effettuate le valutazioni endocrinologica, oculistica e anestesiologica e vengono programmati gli esami radiologici necessari. Nei casi in cui è indicato l’intervento chirurgico, la tecnica di riferimento è la chirurgia endoscopica transfenoidale, che consente di raggiungere l’ipofisi attraverso le cavità nasali, evitando l’apertura del cranio. L’obiettivo è rimuovere la lesione, quando possibile, e soprattutto decomprimere le strutture nervose eventualmente coinvolte, in particolare il chiasma ottico. L’evoluzione delle tecnologie utilizzate in sala operatoria, comprese le più moderne apparecchiature endoscopiche ad alta definizione, ha ulteriormente migliorato la precisione e la sicurezza della procedura. Dopo l’intervento il paziente viene seguito attraverso un monitoraggio clinico, radiologico ed endocrinologico, con controlli programmati già nelle fasi successive alla dimissione.
La cura degli adenomi ipofisari non si conclude con la chirurgia: alcuni tumori possono produrre ormoni in eccesso, mentre in altri casi l’intervento può rendere necessaria una terapia ormonale sostitutiva. Per questo il nuovo percorso prevede un follow-up condiviso tra Neurochirurgia ed Endocrinologia, con visite, esami del sangue, risonanze magnetiche e ulteriori accertamenti programmati sulla base delle caratteristiche della malattia e dell’andamento clinico. Anche in presenza di un residuo tumorale o di una recidiva, il caso viene valutato collegialmente dagli specialisti per individuare la strategia più appropriata, che può comprendere un nuovo intervento, una terapia medica o, quando indicato, un trattamento radiochirurgico.
QUALITÀ DELL’ASSISTENZA – Previsti anche specifici indicatori di qualità, utili a monitorare l’efficienza del percorso e la tempestività dell’assistenza. Tra gli obiettivi rientra, ad esempio, il raggiungimento di una percentuale del 90% di visite di controllo entro 30 giorni.
(Unioneonline/v.l.)
