La prima precisazione da fare è che al momento non ci sarebbero rischi reali, in Italia, legati al consumo di pesce e crostacei con riferimento al Nodavirus, il virus marino rilevato in Cina e capace di causare lesioni oculari nell'uomo dopo il salto di specie confermato dai ricercatori.

A chiarirlo è l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) in merito ai risultati di uno studio pubblicato su Nature Microbiology, che fra l’altro e «come gli stessi autori dichiarano, necessita di ulteriori conferme visto il numero ridotto di casi analizzati».

IL VIRUS – Il Covert Mortality Nodavirus è stato rinvenuto per la prima volta nel 2014 in allevamenti di gamberi marini in Cina. Il passaggio all'uomo, secondo gli autori dello studio, sarebbe avvenuto attraverso la manipolazione senza protezioni di gamberi infetti (attraverso le ferite che i gusci possono causare), oppure tramite il consumo di crudi.

Questo virus, però, non è mai stato descritto in Europa e anche la sua diffusione nei paesi extra-asiatici è ancora poco documentata.

«Vista la rilevanza per la salute pubblica di un eventuale salto di specie da parte di un virus marino all'uomo, le informazioni riportate nello studio non sono supportate da dati sufficientemente robusti ad avvalorare il salto di specie», dichiara Anna Toffan, responsabile del Laboratorio di referenza dell'Oms per la Sanità Animale per l'encefalo-retinopatia virale dei pesci marini presso l'IZSVe. Attenzione, inoltre, a non associare questo virus ai Betanodavirus, molto diffusi anche nel Mar Mediterraneo che causano encefalo-retinopatia virale nei pesci.

CONTROLLI E SICUREZZA – «Da anni studiamo questi virus - continua la veterinaria virologa -. Alla luce delle conoscenze attuali i Betanodavirus non possono infettare l'uomo in quanto non sono in grado di moltiplicarsi alle temperature corporee tipiche dei mammiferi. Inoltre, i controlli sanitari a livello nazionale sono in grado di garantire la salubrità dei prodotti ittici e la sicurezza dei consumatori. Allo stato attuale, quindi, non si configura alcun rischio reale in Italia associato al consumo di pesce e crostacei».

(Unioneonline/v.l.) 

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