È in corso a Cagliari, fino al 12 giugno, il 49° Congresso Nazionale della LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia), tradizionale incontro scientifico di confronto e aggiornamento per gli epilettologi italiani.Attesi circa 800 esperti, con importante partecipazione degli under 40.

«Il Congresso Nazionale – dichiara Carlo Andrea Galimberti, presidente LICE e responsabile del Centro per lo Studio e la Cura dell'Epilessia, IRCCS Fondazione Mondino, Pavia – rappresenta, come ogni anno, un importante momento di riflessione e condivisione per fare il punto sullo stato attuale della ricerca e dei trattamenti, a livello nazionale e internazionale. Tanti i temi di questa edizione: il rapporto bidirezionale tra epilessia e sonno, i biomarcatori in epilessia, uno dei terreni oggi più dinamici e promettenti della ricerca neurologica, e i disturbi psichiatrici in epilessia, con i dati di un’importante indagine della LICE con circa 164 epilettologi. LICE continua a essere in prima linea nella ricerca e nell'innovazione scientifica e rimane al fianco delle persone con Epilessia nella lotta contro i pregiudizi che spesso le circondano».

EPILESSIA E SONNO – “Epilessia e sonno: biomarker diagnostici e prognostici dalla neurofisiologia all’Intelligenza Artificiale” è il tema al centro del workshop congiunto LICE —AIMS (Accademia Italiana di Medicina del Sonno). Un argomento di riflessione centrale, poiché in molti malati le crisi si manifestano durante il sonno, nella fase notturna. Fra le evidenze il fatto che privazione di sonno e scarsa qualità di riposo possono favorire la comparsa di crisi epilettiche. A loro volta, però, le crisi e le anomalie epilettiformi – soprattutto quando presenti nel sonno – possono frammentare il riposo, renderlo meno ristoratore e interferire con funzioni fondamentali come il consolidamento della memoria e l'apprendimento. Si instaura così un circolo vizioso bidirezionale: l'epilessia altera il sonno e un sonno disturbato può a sua volta peggiorare il controllo delle crisi. Non a caso disturbi specifici del sonno, come i disturbi respiratori nel sonno e la sindrome delle gambe senza riposo, rappresentano comorbilità frequenti nelle persone con epilessia. Riconoscerli da subito e trattarli tempestivamente è importante, la riflessione degli esperi, non solo per migliorare il riposo e la qualità di vita, ma anche per contribuire a un migliore controllo delle crisi. 

BIOMARCATORI E IA – Quindi anche un approfondimento sul ruolo dell'intelligenza artificiale, che sta aprendo nuove possibilità nell'identificazione di biomarcatori diagnostici e prognostici sempre più precisi, con ricadute dirette sul trattamento delle epilessie sonno-relate e dei disturbi del sonno.

«In Epilessia siamo in una fase di passaggio cruciale ed epocale – ha dichiarato Flavio Villani, Vicepresidente LICE -: i biomarcatori stanno evolvendo da strumenti di pura ricerca a possibili supporti concreti alle decisioni cliniche, sia diagnostiche sia terapeutiche. La sfida sarà integrarli, dopo la necessaria validazione e in modo sostenibile, utilizzando tutti gli strumenti tecnologici avanzati oggi disponibili, compresa l’Intelligenza Artificiale, nei percorsi di diagnosi e cura dell’Epilessia. L’obiettivo finale è quello di offrire, oltre a diagnosi sempre più precise e tempestive, trattamenti più mirati e ben tollerati che migliorino significativamente la qualità di vita delle persone con epilessia. Non bisogna tuttavia dimenticare che sullo sfondo resta il nodo dell'accessibilità: l'introduzione di biomarcatori complessi, infatti, richiede infrastrutture, competenze e modelli organizzativi sostenibili per il servizio sanitario attraverso adeguati investimenti».

L’INDAGINE – Nel corso del convegno presentate poi anche le risultanze dell'indagine LICE condotta sul tema dei disturbi psichiatrici (in particolare il disturbo d’ansia e la depressione) che accompagnano spesso i malati di epilessia. Un’indagine condotta con il coinvolgimento di 164 epilettologi italiani e che conferma come ansia e depressione colpiscano il 20-30% delle persone con epilessia, con punte vicine al 50% nei casi farmacoresistenti. Lo studio evidenzia inoltre la necessità di una maggiore integrazione tra neurologi e psichiatri nella gestione dei disturbi psichiatrici che possono manifestarsi nell’epilessia e dunque l’importanza dell’approccio multidisciplinare nella trattazione della malattia.

LA MALATTIA – Con oltre 50 milioni di persone colpite nel mondo, l’Epilessia è una delle malattie neurologiche croniche più diffuse, ed è per questo che nel lontano 1965 è stata riconosciuta come malattia sociale dal nostro Ministero della Salute. Si stima che nei Paesi a medio-alto sviluppo l’Epilessia interessi circa 1 persona su 100: in Italia soffrono di Epilessia circa 600.000 persone, e ben 6 milioni in Europa. Si tratta di una patologia che può insorgere in tutte le età della vita, con due picchi riguardo l’incidenza, rispettivamente nei primi anni di vita e dopo i 65 anni. L’Epilessia si può manifestare in forme molto diverse l’una dall’altra, dovute a cause differenti e la maggiore criticità è rappresentata dal fatto che un terzo dei casi è farmacoresistente, cioè non viene tenuta sotto controllo nonostante la somministrazione dei molti farmaci sintomatici attualmente disponibili.

Nel 2022 l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha ratificato il Piano d’Azione Globale Intersettoriale per l’Epilessia e gli altri Disturbi Neurologici 2022 – 2031 (Intersectorial Global Action Plan for Epilepsy and other Neurological Disorders, IGAP), riconoscendo che la cura dell’Epilessia è un imperativo per la salute pubblica e dettando agli Stati membri i fondamentali obiettivi da raggiungere nell’arco di un decennio, dalla prevenzione alla messa in atto delle migliori strategie diagnostico-terapeutiche. 

© Riproduzione riservata