Dal pediatra di libera di scelta fino ai 18 anni di età, anziché gli attuali 14 o 16 in casi particolari. E' la proposta contenuta in una prima bozza articolata del decreto di riforma della Medicina generale targata Schillaci. Si tratta, appunto, di una prima bozza, che potrebbe non essere definitiva, destinata ora al confronto con Regioni, sindacati e associazioni, dopo che la scorsa settimana il ministro della Salute ha illustrato in Conferenza delle Regioni le linee programmatiche generali della riforma.

La bozza prevede, per la pediatria di libera scelta, che l'età di esclusiva per l'iscrizione al pediatra, si legge, «sia compresa dalla nascita fino al compimento del diciottesimo anno», e che la scelta del medico o del pediatra sia effettuata nel rispetto di un limite massimo di assistiti uniforme tra le due categorie.

L'obiettivo, si sottolinea nel testo, è quello di una «maggiore omogeneità e razionalità dell'assetto assistenziale».

I NUMERI – Al 1° gennaio 2025 risultavano iscritti ai 6.284 pediatri di libera scelta in servizio 5.763.534 assistiti, di cui 2.356.230 in età "di esclusiva": si tratta dell'arco da zero a 6 anni di età, in cui il bambino è seguito appunto in esclusiva dal pediatra. Da tempo i pediatri chiedono la possibilità di mantenere l'iscrizione dei propri assistiti fino al compimento del 18 anni. L'innalzamento dell'età di esclusiva, si spiega nella bozza, avrebbe l'effetto immediato di ritardare l'iscrizione al medico del ruolo unico dell'assistenza primaria, ovvero al medico di famiglia, dell'assistito, «rendendo meno critico il ricambio generazionale della categoria», vista l'attuale carenza di medici di base. 

La bozza è già stata accolta con favore dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), che richiama però con forza la necessità di un cambio di metodo sollecitando un maggiore confronto.

I PEDIATRI – «Serve aprire una vera fase negoziale, superando la logica del decreto», commenta Antonio D'Avino, Presidente nazionale Fimp. «L'ampliamento della fascia di competenza pediatrica - spiega - rappresenta una proposta che la Fimp sostiene da anni ed è un punto qualificante che riteniamo debba essere inserito nel prossimo Atto di Indirizzo. Garantire la continuità assistenziale fino alla maggiore età significa rispondere in modo più appropriato ai bisogni clinici, relazionali e di sviluppo degli adolescenti. Questa misura, tuttavia, non può essere isolata, ma deve inserirsi in una visione complessiva dell'assistenza territoriale, fondata sui bisogni di bambini e adolescenti. In questo quadro è centrale il raccordo strutturato con i Medici di Medicina Generale con i quali siamo già al lavoro per definire un modello operativo condiviso ed efficiente per la transizione, che garantisca la corretta continuità delle cure e sia applicabile in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». 

(Unioneonline/v.l.)

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