Roberto Vannacci è pronto a lasciare la Lega. Secondo quanto si apprende in ambienti del Carroccio, l'europarlamentare e vicesegretario del partito potrebbe dare l'annuncio anche oggi.

L'ombra di un nuovo partito da giorni pesa sul centrodestra e sulla Lega, e oggi rischia di deflagrare nel corso della riunione dei vertici del partito a Milano per il consiglio federale.  Le priorità sono il pacchetto sicurezza e la manifestazione del 18 aprile pro remigrazione. Un tema molto caro a Vannacci, che stasera però non ci sarà: «Sono a Bruxelles, forse mi collegherò». Pur nell'assenza, il generale continua a far rumore.

L'ultimo duello è con il think tank Nazione Futura che ha presentato un'opposizione formale all'ufficio europeo dei brevetti, per bloccare la domanda di registrazione del marchio «Futuro Nazionale». La risposta è attesa entro tre mesi. A tono e ispirata al motto fascista, quella di Vannacci: «Me ne frego», risponde l'eurodeputato sui social. I conservatori gli offrono una camomilla per calmarsi. E l'accusano di fare «il gioco della sinistra» picconando, dall'interno, il Carroccio e la coalizione. Si incrina così la sintonia nata tra i due qualche anno fa. «Era appena uscito il suo libro e il 14 settembre 2023 l'abbiamo invitato a Roma, fu la prima presentazione a livello nazionale», ricorda Francesco Giubilei che guida l'associazione. Seguirono altri scambi e incontri. Fino alla rottura sul simbolo.

In comune, i due loghi hanno i colori: sfondo blu e il Tricolore su una specie di ala, che è più stilizzata per Vannacci e più lineare per i conservatori. E i nomi, che sembrano invertirti. Per il direttivo di Nazione Futura, il logo vannacciano può «generare confusione nel pubblico, specie se i segni sono identici o altamente simili e coprono ambiti di attività sovrapponibili».

Da qui la richiesta di uno stop. Per il leghista, è «un'insulsa e infondata diatriba simbologica» mirata a far crescere gli iscritti dei conservatori. E conclude provocatorio con un «La paura fa 90!». Stesso slogan che Vannacci usa per smentire presunti flirt con i delusi del M5s, preoccupati - secondo una ricostruzione del quotidiano Il Giornale - di non perdere il seggio alle prossime Politiche. «Mancano solo Ilaria Salis, Mimmo Lucano e Sumahoro. Dopo Renzi, ora anche il M5s». 

(Unioneonline/D)

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