Polemica in Aula alla Camera per una frase del pentastellato Francesco Silvestri durante il dibattito sulle comunicazioni della premier.

Silvestri per sottolineare quella che ha suo avviso è la sudditanza di Giorgia Meloni nei confronti di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, ha usato una metafora che ha fatto infuriare gli esponenti di centrodestra ed è stata fortemente criticata anche dagli alleati del Pd.

Queste le sue parole: «Dopo il referendum si è detto che la linea del governo era di raddrizzare la schiena, rialzarsi dalla posizione che aveva avuto nei confronti di Netanyahu e di Trump, ma lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda. Noi abbiamo bisogno di un leader completamente diverso e spero che tra qualche mese sarà così».

Un attacco sessista, secondo Fratelli d’Italia: «Vergognoso – ha stigmatizzato subito nel suo intervento  Paolo Trancassini – dire che qualcuno dovrebbe mettersi le ginocchiere anziché alzare la testa, lo dico alle belle anime della sinistra. Sapete perfettamente quando si dice a una donna che si deve mettere le ginocchiere davanti a un uomo. Questo è un fatto vergognoso, mi auguro che si apra una istruttoria».

Anche Giorgia Meloni, nella sua replica agli interventi in Aula, si è soffermata su questo passaggio: «Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo 'signor presidente'. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere. Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c'è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere,senza favoritismi e senza scorciatoie. Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla».

La premier ha poi rilanciato sui social, condividendo il video dell’attacco di Silvestri e scrivendo: «C’è chi fa politica con gli insulti e la volgarità. E chi risponde con la propria storia».

La vicepresidente della Camera Anna Ascani (Pd) guidava i lavori dell’Aula al momento dell’intervento di Silvestri: «Mi scuso con l’Aula, se avessi colto in quelle parole il senso che poi è stato descritto sarei intervenuta. Non l’ho colto e mi scuso».

Anche la deputata dem Lia Quartapelle ha stigmatizzato l’intervento, definendolo «scurrile» e esprimendo «solidarietà» alla presidente del Consiglio.

Laura Boldrini, direttamente chiamata in causa da Meloni: «La presidente del Consiglio non perde occasione per usare le istanze femministe a proprio uso e consumo, strumentalizzandole, anche nell'aula di Montecitorio. Sì, ho manifestato insofferenza quando il collega di FDI continuava a dire "signor presidente" rivolgendosi a Giorgia Meloni perché considero ridicolo che una donna si faccia chiamare al maschile. Ridicolo e contrario alla grammatica italiana. Come considero deprecabile dire a una donna che "indossa le ginocchiere" per rappresentarne la subordinazione politica a un uomo».

«Siamo lontani e indignati dalle cose dette alla Camera su ginocchiere o non ginocchiere», ha detto intervenendo al Senato Carlo Calenda.

«Nessuno si è scusato, a parti invertite sarebbe successo il pandemonio ma il vostro doppiopesismo non conosce dignità», ha tuonato il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami.

E mentre, soprattutto dal centrodestra, sono arrivate appelli a Giuseppe Conte per espellere Silvestri, il leader M5s ha difeso il suo deputato: «Nessuna offesa personale. È ovvio che è una critica dovuta al fatto della subalternità. Quindi non c'è nulla da speculare».

Infine, la precisazione dello stesso Silvestri: «Non strumentalizziamo. Sono quattro anni che questo governo è inginocchiato a Trump e alla politica di Netanyahu: ecco spiegato l'arcano delle mie parole. Se poi qualcuno ha voluto trasformare l'accusa che ho rivolto ad una chiara postura politica in un atteggiamento sessista, allora c'è malafede al solo fine di strumentalizzare e nascondere la verità. Tra l'altro lo ha fatto non avendo nessuna contezza della mia storia politica né di quella del Movimento 5 Stelle. La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O», chiaro riferimento quest’ultimo al parlamentare FI Francesco Silvestro, indagato per violenza sessuale dopo l’accusa di un’imprenditrice.

(Unioneonline/L)

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