La premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein ospiti stasera da Enrico Mentana allo speciale «Sì o No» su La7. La presidente del Consiglio e la leader dell’opposizione entrano in studio una dopo l'altra, per esporre le ragioni del Sì e del No al referendum sulla giustizia, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo. A seguire faccia a faccia tra Antonio Di Pietro e Clemente Mastella.

«Alcuni magistrati stanno facendo propaganda contro il governo per ragioni di carattere ideologico», afferma Giorgia Meloni nelle anticipazioni. «I casi di cronaca c'entrano eccome perché questa è una riforma sulla responsabilità dei magistrati», aggiunge. «Sulla famiglia nel bosco al di là dell'approccio molto ideologico per come è stata trattata la vicenda, c'è anche una negligenza. E introdurre il principio di responsabilità aiuta a risolvere questo problema. Sono casi specifici che raccontano il malfunzionamento del sistema».

«La premier ha strumentalizzato ogni fatto di attualità per attaccare la magistratura», la stoccata della segretaria Pd Elly Schlein. «Se strumentalizzi l'attualità poi succede anche che finisce come è finita a Rogoredo, dove il quadro di indagine si sta aggravando, ma appena dopo il fatto Meloni e Salvini hanno attaccato i giudici dicendo che non dovevano nemmeno iniziare ad indagare. Se non avessero indagato e se avessero dato retta a Meloni e Salvini, oggi quel poliziotto avrebbe ancora l'uniforme addosso, a danno della credibilità e dell'onesto lavoro che tanti poliziotti fanno ogni giorno, rispettando la legge e facendola pure rispettare».

Quanto a possibili contraccolpi per il governo: «Francamente – dice Meloni - non vedo contraccolpi di natura politica indipendentemente da come dovesse andare il referendum, soprattutto per il governo perché noi sappiamo che il governo viene impallinato dalla sua maggioranza di solito, non dall'opposizione. E questa maggioranza è solida. Se vince il no mi preoccupa il messaggio che in questa nazione non si possono cambiare le cose, che non si possono correggere le storture del sistema. La vedo come una sfida tra chi vuole rimanere identico, difendere lo status quo e chi vuole guardare avanti e consegnare una nazione migliore ai nostri figli».

«La giustizia non migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo – sostiene invece Schlein – Il sorteggio elimina la rappresentanza democratica, non le correnti, e la separazione delle funzioni c'è già. Questa separazione delle funzioni si poteva rafforzare con una legge ordinaria. La verità – prosegue Schlein - è che nella maggior parte dei Paesi dove esiste la separazione delle carriere il pubblico ministero è direttamente organo del governo. È lì che vogliono andare. Ed è lì che noi non vogliamo andare».

(Unioneonline/D)

© Riproduzione riservata