Sanità, l’ordine dell’assessorato alle Asl: «Stop a nomine e atti aziendali». L’opposizione: «Due anni di paralisi»
Il Dg Schael ferma (di nuovo) le aziende, come fece Bartolazzi. Meloni (FdI): «Mancano le linee guida che non hanno mai emanato, lo ammettono». Il collega Piga: «Campo largo? Macché, di battaglia tra 5S e Pd: andiamo al voto»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Niente «aggiornamenti, modifiche o revisioni degli atti aziendali». E stop anche «al conferimento di nuovi incarichi, di qualsivoglia natura, al personale dipendente delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale». Con un atto di indirizzo che porta la data del 17 febbraio, inviato a tutti i manager delle Asl, il neodirettore generale dell’assessorato alla Sanità, Thomas Schael, ha fermato le bocce della sanità sarda. Lo stesso copione seguito un anno e mezzo fa da Armando Bartolazzi, che voleva bloccare eventuali operazioni non gradite dei direttori generali nominati da Christian Solinas, allora in carica.
Nel frattempo però, a marzo del 2025, è stata varata la legge di riordino della sanità. Quella che aveva deciso i commissariamenti dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale. La norma prevedeva anche che la Giunta adottasse «le nuove linee di indirizzo in materia di assetto organizzativo». Che a quanto pare, quasi un anno dopo, non ci sono ancora. Perché, scrive Schael, la direttiva impone il “fermo delle nomine” fino a quando l’esecutivo guidato da Alessandra Todde non provvederà in merito.
Un atto, quello del direttore generale, che viene considerato come un’ammissione di inadempienza da parte dell’opposizione. Schael «ha messo nero su bianco ciò che da tempo sosteniamo: a due anni dall’inizio di questa legislatura, non esistono ancora linee di indirizzo chiare che definiscano il quadro operativo del Servizio sanitario regionale»: così attacca il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Corrado Meloni, evidenziando «l’ennesimo pantano sanitario provocato dalla gestione della presidente della Regione, Alessandra Todde che detiene ad interim l’assessorato alla Sanità».
Per Meloni «questo vuoto ha colpevolmente fatto precipitare il sistema sanitario isolano in una palude amministrativa e gestionale». Il provvedimento del Dg «è di fatto un commissariamento tecnico-politico imposto nel disperato tentativo di strappare la sanità sarda alle sabbie mobili in cui è sprofondata a causa della fallimentare riforma varata dal duo Todde-Bartolazzi».
Un’analisi che arriva mentre un pezzo di Giunta, senza Pd e Progressisti e arrivando allo strappo con loro, ha deciso di procedere con le nomine dei manager delle Asl di Cagliari e Olbia (in Gallura Antonio Irione era atteso pe rlunedì scorso: non ha ancora preso servizio). La presidente Todde ha minimizzato, assicurando che la sua maggioranza «farà sintesi» e che lei si sente «testardamente unitaria come Elly Schlein». Ma anche ieri la riunione dell’esecutivo è stata disertata dai dem.
Su questo interviene un altro meloniano, Fausto Piga: «L'elastico che sta tenendo uniti la presidente Todde e il Partito Democratico si sta rompendo», commenta, «se prima gli strappi politici era tenuti a stento fra le quattro mura e smentiti da frasi di circostanza, ora la crisi nel campo largo è plateale: è diventato un campo di battaglia, con una guerra senza esclusione di colpi tra PD e 5S che sta martoriando la Sardegna con ritardi, caos istituzionale e pressappochismo, una situazione non più tollerabile, meglio tornare a votare».
