«L'inno di Mameli entri nella Costituzione»: la battaglia del centrodestra
Al Senato un ddl di FdI per equipararlo al Tricolore, La Russa: «È l’orgoglio di essere italiani»La copertina dell'edizione del 1860 del "Canto degli Italiani" di Goffredo Mameli (ANSA/ WIKIPEDIA)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non solo un inno, ma il “Canto degli Italiani” che merita un posto nella Costituzione, e non solo una legge ordinaria com'è quella del 2017 che l'ha consacrato inno nazionale. Poche parole per rendere onore a chi ha scritto il testo e a chi l'ha musicato. A rilanciare l'aria di Goffredo Mameli è il centrodestra che punta a chiudere la legislatura con un disegno di legge ad hoc e lo promuove in un convegno al Senato.
Nello stesso giorno Roberto Vannacci esalta il canto ma denuncia che non si insegna a scuola, forte dell'esperienza della figlia: «Ha 14 anni e a scuola non l'ha ancora imparato», dice il leader di FnV. Assegnata al Senato, la proposta di legge ha le firme di una ventina di parlamentari di FdI, qualche sparuto alleato di maggioranza (il leghista Garavaglia, Zanettin di FI e la civica Michaela Biancofiore) e, unico per l'opposizione, il dem Walter Verini. Una firma per assecondare la richiesta della senatrice di FdI Campione, spiega Verini. Convinto che l'inno nazionale sia «unificante e quindi naturale codificarlo in Costituzione», magari aggiungendo pure quello europeo.
Il testo modifica l'articolo 12 della Costituzione aggiungendo alle caratteristiche del Tricolore i credit del brano: «È il "Canto degli Italiani", con testo di Goffredo Mameli e musica di Michele Novaro», si legge nell'unico articolo del ddl. L'obiettivo, secondo la senatrice Campione, è superare «un'evidente asimmetria» tra bandiera e inno, attribuendo al secondo un rango costituzionale che ora non ha. Il ddl è sul tavolo della commissione Affari costituzionali ed entro giovedì sono attesi eventuali emendamenti.
Per il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, l'inno di Mameli «è l'innesco popolare della rivoluzione chiamata Risorgimento» e riaffiorato «durante la lotta partigiana, quando si affermò tra le componenti del Cln che aspiravano a un'Italia democratica e libera». Sostegno anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa: l'inno in Costituzione «ribadisce l'orgoglio del nostro essere italiani, protegge la memoria storica e ne affida l'eredità civica e morale alle future generazioni».
(Unioneonline)
