La Corte costituzionale ha bocciato diversi commi di sette articoli della legge regionale della Sardegna che nel giugno 2025 ha recepito il Salva casa nazionale.

La stessa Consulta ha poi respinto, dichiarando inammissibili i ricorsi, le censure sollevate dal Consiglio dei ministri su altre cinque parti dello stesso provvedimento, e dichiarato non fondati i rilievi su altri due commi dell'articolo 2 che definisce gli interventi edilizi.

In particolare è stata cassata la parte nella quale «la realizzazione di nuovo volume in una costruzione esistente è considerata ristrutturazione edilizia se avviene all'interno della sagoma esistente e nuova costruzione in caso contrario».

Ancora è stata bocciata una parte delle norme che disciplinano gli interventi in totale e parziale difformità dal titolo abilitativo o quella sui parcheggi relativa alle modifiche di destinazione d'uso urbanisticamente non rilevanti.

Tra le norme fatte salve quella che riguarda gli interventi che prevedano l'integrale demolizione di edifici preesistenti e la loro ricostruzione.

«Da una prima lettura arriva la conferma da parte della Corte della correttezza di parte delle scelte a fondamento della legge regionale 18 del 2025". Lo dichiara l'assessore regionale degli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda. 

«Su 14 tra i punti sollevati dal Governo - osserva Spanedda - la Corte riconosce in diversi casi la correttezza dell'impianto normativo regionale, mentre su altri vengono rilevati profili di illegittimità costituzionale».

Secondo la Regione «le questioni oggetto di censura riguardano prevalentemente disposizioni di semplificazione procedurale o interpretativa introdotte dalla Regione a favore di cittadini, professionisti e imprese. La Corte ha ritenuto prevalente l'esigenza di uniformità della disciplina nazionale».

«Restano invece confermate alcune misure considerate particolarmente rilevanti per cittadini ed enti locali - prosegue l'assessore - Tra queste la disciplina sul mutamento di destinazione d'uso, compresa la non necessità del ricalcolo degli standard urbanistici nei passaggi da volumi connessi a volumi abitativi. Una previsione attesa dai Comuni, che consente di semplificare numerosi procedimenti senza alterare gli equilibri urbanistici».

«Significativa – prosegue – anche la conferma dell'impostazione regionale sugli standard minimi di superficie e altezza degli alloggi, con il richiamo alla necessità di garantire adeguati requisiti igienico-sanitari, a differenza di quanto disposto dal Salva Casa nazionale. La sentenza conferma, inoltre, la disciplina regionale sugli immobili condonati, per i quali la normativa sarda prevede come massimo intervento la ristrutturazione con demolizione nel rispetto di volume e sagoma. Esito favorevole anche per l'articolo 15 relativo alle opere eseguite in assenza di Scia o in difformità dalla stessa».

(Unioneonline/A.D)

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