Il Governo Meloni alla prova di longevità: traguardo raggiunto?
L’attuale esecutivo batte il record del Berlusconi II e dà prova di stabilità. Ma resta il nodo delle grandi riforme, ancora in stand byGiorgia Meloni (Ansa)
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Non si è parlato quasi di altro: l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha superato il primato di longevità del governo Berlusconi II, raggiungendo i 1.413 giorni in carica.
Da Bari, la Presidente del Consiglio ha dichiarato che la stabilità «non è un record da esibire, ma la condizione per programmare». Il vice premier Matteo Salvini, esprimendosi in argomento, ha escluso un election day anticipato nel corso della primavera 2027, rafforzando l'intendimento del governo di giungere alla sua scadenza naturale, prevista nell'autunno del prossimo anno. Giusto una puntualizzazione doverosa: nel complesso, il Cavaliere, il Presidente Silvio Berlusconi, ispiratore e fondatore del centrodestra, ne ha guidati ben quattro di governi, restando alla guida del Paese, tutto considerato, per quasi un decennio.
A voler dire, che anche i primati possono essere relativamente interpretati e considerati. Ma, al di là del calcolo del “tempo”, si è davvero sicuri che la pura e semplice “durata” di un governo sia di per sé stessa un risultato da esibire? E soprattutto, si è sicuri che la tanto ostentata “stabilità” sia sinonimo di efficacia dell’azione di governo?
Calcolato in giorni, il governo guidato da Giorgia Meloni ha superato in durata uno dei diversi governi Berlusconi, ossia il Berlusconi II, ma lo fa anche in termini di contenuti e concretezza rapportati al conseguimento del programma di governo? La “longevità” di per sé sola considerata, è un fattore relativo, per nulla descrittivo in termini di contenuti, talvolta per nulla confortante o consolante. A volte può essere percepito quasi come un segnale di “staticità”, di “immobilismo”, se non accompagnato da risultati soddisfacenti percepibili in termini di benessere reale della popolazione. Vero è che la situazione contingente è particolarmente complessa anche e soprattutto sul piano internazionale. Ma il vero problema (per qualcuno un pericolo scampato) del governo Meloni, è che nessuna delle grandi riforme programmate, come da più parti segnalato, sembra essere stata conseguita.
La benzina costa di più, la precarietà, sulla scorta della percezione comune, pare aumentata, il raggiungimento dell’età pensionabile è divenuto una meta difficile da raggiungere, il sistema sanitario, ancora nella percezione comune, funziona meno bene, il carrello della spesa piange. Il premierato, reale cavallo di battaglia della maggioranza, è rimasto ai blocchi di partenza; l’autonomia differenziata è andata pian piano perdendo di interesse in conseguenza degli interventi della Corte Costituzionale, ed ancora, il disegno su Roma Capitale non sembra essere mai stato discusso. L’esito del referendum ha contribuito a rendere maggiormente tesi i rapporti all’interno della maggioranza. Non si tratta di mettere a confronto due esperienze di governo, ma il secondo governo Berlusconi, insediatosi l'11 giugno 2001 e rimasto in carica fino al 23 aprile 2005, a voler ben considerare, è stato uno dei più duraturi della storia repubblicana italiana, non solamente per un dato di carattere temporale, quanto piuttosto, perché nel corso del proprio mandato, la coalizione di centro-destra aveva avuto modo di approvare numerose riforme strutturali e diverse leggi, più o meno condivisibili, contrassegnando comunque la propria esperienza di governo nei termini indiscutibili della effettività.
Tra i tanti provvedimenti maggiormente caratterizzanti si ricordano la cosiddetta Legge Biagi, la quale aveva riformato profondamente il mercato del lavoro, mediante l’introduzione di nuove forme di contratti flessibili e atipici, come il lavoro a progetto, il lavoro interinale e il job sharing, con l'obiettivo di favorire l'occupazione; la Legge 243/2004, Riforma Maroni, attraverso la quale si era provveduto ad introdurre il cosiddetto "scalone", innalzando l'età minima per l'accesso alla pensione di anzianità a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, o con 40 anni di contributi, a partire dal 2008; la Legge 189/2002, meglio nota come Legge Bossi-Fini, che ha modificato la precedente normativa sull'immigrazione, legando strettamente il permesso di soggiorno alla titolarità di un contratto di lavoro attivo e introducendo l'espulsione immediata per i clandestini. Durante il Berlusconi II, si era provveduto altresì a riformare il Codice della Strada mediante l’introduzione della decurtazione dei punti dalla patente in ipotesi di infrazioni. Con la cosiddetta Legge Martino, inoltre, era stato introdotto il principio della sospensione della leva obbligatoria a partire dal primo gennaio 2005, trasformando le forze armate in un esercito di soli professionisti. Con la Riforma Tremonti si era dato avvio ad una parziale riduzione delle aliquote d'imposta sul reddito delle persone fisiche, passando a un sistema basato su una "no tax area" e una rimodulazione degli scaglioni. Dicendolo diversamente, se la stabilità è la condizione per programmare, allora, ad oggi, ed in quest’ultimo periodo che precede le elezioni, l’azione di governo, dovrebbe concentrarsi nel rinvenire misure utili a contenere e possibilmente fermare l’impoverimento reale delle famiglie e dei singoli, attraverso l’adeguamento dei salari, la effettiva difesa del potere d’acquisto attraverso la calmierazione dei prezzi, la maggiore tutela delle partite iva anche sul piano fiscale soprattutto in un momento difficile quale quello contingente.
Giuseppina Di Salvatore
