Governo Meloni: tra restyling e nuove ipotesi di governo
Le considerazioni sul voto anticipato e sull’effetto logorante di un fine legislatura fra molte incognitePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La settimana appena trascorsa è stata piuttosto impegnativa sul piano politico interno. Con le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bertolazzi, rispettivamente sottosegretario alla Giustizia e capo gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, e con quelle, in aggiunta, di Daniela Santanchè, Ministro al Turismo, rispetto alle quali il Presidente del Consiglio del Ministri, Giorgia Meloni, ha assunto ad interim il ministero del Turismo, la maggioranza di Governo parrebbe essersi ritrovata nella condizione di dover affrontare un processo di “aggiornamento” (se si consente l’espressione) della propria componente politica.
Quand’anche si voglia ritenere che si tratti di circostanze non direttamente incidenti sulla durata del Governo Meloni (sia pure, forse, non si veda come), tuttavia, non pochi interrogativi sembrerebbero affacciarsi sul “modus operandi” del Governo stesso nel periodo prossimo venturo. Soprattutto allorquando si vogliano considerare i difficilissimi scenari internazionali ed europei, rispetto ai quali, con buona probabilità, il Governo Italiano potrebbe apparire fortemente indebolito in ragione non solo delle ultimissime vicende referendarie, ma ancor prima per la stretta vicinanza ideologica con il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Ed ancor di più allorquando si voglia ancora considerare che l’anno venturo, 2027, gli italiani saranno nuovamente chiamati alle urne per le cosiddette “politiche”, all’esito delle quali la coalizione vincitrice non solo dovrà evidentemente governare, ma avrà una posizione di maggiore forza nell'elezione del prossimo Presidente della Repubblica.
Paradossalmente, a conti fatti, il voto anticipato, comunque non auspicabile sul piano strettissimo della responsabilità di governo nel momento contingente, offrirebbe (perlomeno questa l’impressione che se ne ritrae) al Partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, e con esso all’intera coalizione, in misura differente rispetto agli altri Partiti che la compongono, maggiori probabilità di tenuta in termini di consenso, anche perché, forse, l’attesa della fine naturale della Legislatura, ad armi spuntate, per così dire, potrebbe avere un effetto logorante ripercuotendosi in maniera determinante sugli esiti delle prossime elezioni.
D’altra parte, invece, l’attesa della fine naturale della Legislatura favorirebbe le attuali opposizioni che avrebbero tutto il tempo per riorganizzare non solo sul piano strutturale la coalizione, ma anche per rielaborare la propria proposta politica calibrandola in relazione alle esigenze primarie degli Italiani. Peraltro, ed al proposito, nella situazione venutasi a creare, e con le fibrillazioni esistenti all’interno della stessa maggioranza di Governo, sembrerebbe assai arduo il solo pensare ad un cambiamento dell’attuale legge elettorale che, all’evidenza, potrebbe necessitare, se intrapreso, di intese forti con l’opposizione, ed in particolare con il Partito Democratico di Elly Schlein. La riflessione è complessa e sembrerebbe comportare una scelta piuttosto impegnativa che vede al centro, in funzione dominante, il migliore interesse per il Paese.
Al netto di ogni considerazione, le ultime urne parrebbero aver lasciato emergere l’esigenza di un cambiamento radicale della proposta e dell’azione politica. La difficoltà maggiore, per le coalizioni di attuale maggioranza e di attuale opposizione, sarà proprio quella di farsene interpreti, al di là ed oltre ogni vecchia reciproca ideologia. I tempi contingenti esigono scelte sperimentali, novità ideologiche al passo con i tempi. Soluzioni concrete di largo respiro e di breve termine. Diplomazia e pragmatismo si impongono.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
