La nuova legge statutaria, il miglioramento della qualità legislativa, un nuovo rapporto con lo Stato. È ciò che Piero Comandini ha annunciato per il 2026, illustrando i numeri del Consiglio regionale per il 2025.

«La nuova legge statutaria, l’adozione e la revisione di norme di attuazione già approvate - ha spiegato - ci avvantaggerà sia nei rapporti interni che in quelli con lo Stato, nella rivendicazione di una politica autonomista per una Regione forte e rafforzata dalle prerogative dello Statuto. Su questo campo dobbiamo essere pronti a contrapporci in ogni sede alle strumentali bocciature del governo di turno».

Il percorso per mettere in campo la nuova statutaria è stato avviato nel 2025 con l’istituzione di una commissione speciale in Consiglio regionale con l’obiettivo di elaborare una proposta di legge nelle materie indicate dall’articolo 15 dello Statuto e che dovrà disciplinare la forma di governo regionale. Infatti, ha aggiunto ieri il presidente dell’Assemblea, «siamo consapevoli che molti problemi - di governance tra Consiglio e Giunta, nei rapporti con lo Stato, di organizzazione della macchina regionale - sono legati ad un’Autonomia regionale incompiuta».

Riforme a parte, il Consiglio regionale ha prodotto 36 leggi nel suo primo vero anno di attività. I numeri dell’attività nelle Commissioni sono sostanzialmente in linea col passato: 230 riunioni totali, quasi 500 audizioni. Quanto alle leggi impugnate, nel 2025 questa sorte è toccata a otto provvedimenti, (3 nel 2024).

La Corte costituzionale si è pronunciata 5 volte, mentre le altre 6 sono ancora sub judice; nelle 5 pronunce la Corte ha dichiarato 3 volte l’incostituzionalità delle disposizioni impugnate (o di parte di esse) con risultati di notevole impatto sulle leggi regionali di interesse; in particolare si tratta della legge sui commissariamenti delle aziende sanitarie, della legge in materia di aree idonee. Sono state, invece, dichiarate legittime e il ricorso statale è stato respinto in merito alle disposizioni sulla possibilità di utilizzare per un certo lasso temporale il personale medico in quiescenza. 

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