Berlusconi e il caso Ruby:"Sono schifato, ma vado avanti"
Nessuna resa. Silvio Berlusconi non ha intenzione di fermarsi neppure di fronte all'attacco che gli sta portando l'opposizione sul "caso Ruby". Il Premier si dice schifato dalla vicenda, ma determinato ad andare avanti.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il presidente del Consiglio non usa mezzi termini per definire il suo sentimento davanti alla marea montante di polemiche nate intorno al 'caso Ruby'. Commenti indiretti, filtrati dalle conversazioni telefoniche che il premier ha avuto oggi con alcuni interlocutori. Prima dal castello di Tor Crescenza, dove ha trascorso la notte pare a causa di alcuni lavori di manutenzione che hanno fatto mancare l'elettricità a palazzo Grazioli per alcune ore. Poi da Arcore, dove il presidente del Consiglio è giunto nel primo pomeriggio.
Berlusconi ha ripercorso la sera del 27 maggio scorso, quando chiamò la questura di Milano dove Ruby era stata fermata per furto. La circostanza della telefonata, come ha detto Daniela Santanchè, non è messa in discussione dall'entourage del premier. Lo stesso Berlusconi, pur se in modo implicito, la ha ammessa pubblicamente, negando però di aver esercitato pressioni. "Ho semplicemente segnalato che c'era una persona che si proponeva per l'affidamento", aveva spiegato. "Ho aiutato, ma c'è aiuto e aiuto: se mi si domanda di indicare una persona che è necessaria per aver un affidamento, io sento la persona che potrebbe farsi dare l'affidamento e dico che questa persona sta arrivando in Questura, ma non ho assolutamente influenzato nessuno", ha aggiunto lasciando il Consiglio europeo.
Anche oggi, parlando con alcuni dei suoi collaboratori, il Premier ha ribadito di non aver esercitato alcuna pressione: non ero a conoscenza delle accuse che le venivano contestate - avrebbe sottolineato - ma solo che era stata fermata. Non ho influenzato, né tantomeno ho mai abusato di un potere che tra l'altro non ho. Non solo, secondo un esponente della maggioranza che sostiene di avergli parlato, il Cavaliere avrebbe smentito anche un dettaglio della relazione di servizio fatta dal capo di Gabinetto della questura meneghina, Piero Ostuni. Nel rapporto diffuso da alcuni quotidiani, infatti, si sostiene che Berlusconi avrebbe detto che la ragazza era stata "segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak". Circostanza che il Premier, almeno secondo il resoconto fornito dal suo interlocutore, avrebbe smentito con questo ragionamento: figuriamoci se vado a dire una simile sciocchezza; semmai ho detto che era una ragazza in grave difficoltà, che aveva sofferto molto, che aveva bisogno di aiuto e che c'era qualcuno pronto a prenderla in affidamento. L'analisi di Berlusconi non si è fermata alla notte del 27 maggio scorso. Il premier, nelle sue conversazioni, avrebbe anche ragionato sul quadro complessivo, politico e mediatico. "Ha detto di essere schifato", confida un esponente della maggioranza che lo ha sentito nel pomeriggio a proposito delle polemiche sul caso Ruby.
Berlusconi non avrebbe commentato le critiche arrivate dal presidente degli industriali, Emma Marcegaglia. A parlare ci hanno pensato i suoi. Ma ha confermato di sentirsi accerchiato, ma anche di non voler cedere. Vede una singolare convergenza negli attacchi di alcuni settori del mondo cattolico, della preponderanza dei giornali, dell'opposizione e di alcune frange politicizzate della magistratura. Il Premier punta il dito in particolare contro i pm. Nei suoi ragionamenti, ha sottolineato la disparità di trattamento: le cose che toccano il Premier finiscono subito sulle prime pagine dei giornali, grazie a fughe di notizie mai punite; mentre altre inchieste finiscono nel dimenticatoio. Un implicito riferimento alla casa di Montecarlo e all'inchiesta aperta e subito richiusa su Gianfranco Fini. E lo stesso Cavaliere, almeno stando ai suoi interlocutori, vedrebbe una allarmante coincidenza nel timing dell'inchiesta di Milano. Sospetti che i suoi più stretti collaboratori esplicitano così: l'impressione è che si voglia offuscare il vero scandalo e cioè che la casa di Montecarlo era effettivamente di Giancarlo Tulliani, con le conseguenze cui ciò dovrebbe portare. Ma di fronte a quelli che definisce attacchi organizzati, il premier oppone una certa determinazione, con ragionamenti che suonano più o meno così: ci provano un'altra volta, non appena qualcuno sente odore di elezioni va all'attacco; ma io non mi faccio fermare: vado avanti governando e occupandomi dei problemi veri del Paese, come i rifiuti. Il tutto nella convinzione che alla fine tutto questo si ritorcerà contro chi lo attacca.