Bartolozzi e Delmastro si dimettono. Il sottosegretario: «Ho commesso una leggerezza ma io sempre corretto»
La stretta voluta dalla premier Giorgia Meloni al termine di riunioni andate avanti per tutta la mattina. In bilico Santanchè. Todde: «Il sottosegretario voleva mandarci i 41 Bis. Non lascia un buon ricordo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Terremoto dopo la vittoria del No al referendum. A poche ore dal risultato si è dimesso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, uno dei più stretti collaboratori di Giorgia Meloni: «Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia – ha annunciato in una nota - Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell'interesse della Nazione, ancor prima che per l'affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio».
Passo indietro anche della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, dopo il colloquio con il ministro Carlo Nordio negli uffici di via Arenula.
Delmastro era da giorni al centro del caso della «Bisteccheria d'Italia», di cui è stato socio con la figlia diciottenne di Mauro Caroccia, condannato a quattro anni di carcere per intestazione fittizia di beni del clan guidato Michele Senese, soprannominato 'o pazzo. Bartolozzi era finita invece in un polverone per aver detto durante un'intervista alla tv siciliana Telecolor: «Se vince il sì ci liberemo dei magistrati. Sono un plotone di esecuzione».
Ma in bilico ci sarebbe anche la ministra del Turismo, Daniela Santanchè: sono ore concitate, con la premier Giorgia Meloni che starebbe valutando attentamente le situazioni di tutti i membri del governo con casi giudiziari aperti. Fonti vicine alla ministra assicurano che non ci sono problemi, ma all'interno della maggioranza si rincorrono voci di tutt’altro tenore. A processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia e indagata per un'ipotesi di bancarotta, l'esponente di FdI già a inizio 2025 era finita sulla graticola.
Fino all’ultimo Nordio aveva cercato di difendere i suoi collaboratori. La posizione di Bartolozzi non era in discussione, aveva detto stamattina a Sky Tg24. «Per quanto riguarda le osservazioni fatte sia dagli appartenenti del mio ministero, sia di altri della nostra coalizione, credo che bilanciando le osservazioni sopra le righe fatte dai nostri e fatte dai loro, la situazione algebrica sia equivalente. Quindi non credo che questo eccesso di polemica, della quale ho sempre tenuto di tenermi lontano, abbia influito più di tanto».
Quanto a Delmastro: «Sono certo che riuscirà a chiarire. Se sei a cena in un ristorante non puoi chiedere la carta di identità del proprietario. Ho stretto tante mani in questa campagna referendaria, non vorrei che un giorno uscisse che sono abbracciato con un mafioso. Sulla società, non conosco nemmeno quali siano i suoi termini perché fino a ieri mi sono occupato solo del referendum. Sicuramente la vicenda sarà chiarita, ho letto che anche l'Antimafia se ne occuperà. Conoscendo Delmastro tutto posso pensare di lui, magari qualche eccesso nella comunicazione, ma certamente non che abbia contiguità, simpatie o conoscenze mafiose. Lui è più fermo e io anche più garantista».
Il commento di Todde: «Voleva mandarci i 41 Bis»
«Non voglio entrare nel merito delle dimissioni ma credo comunque che siano dimissioni più che opportune. Per quanto riguarda la Sardegna, quello che posso dire è che noi abbiamo un conto aperto con il sottosegretario Delmastro per il tema 41 bis. Ha fatto delle scelte unilaterali trasformando le nostre carceri in deposito per i detenuti al 41 bis, trasformando la Sardegna, o cercando di trasformarla, in una Cayenna d'Italia. Quindi sicuramente in Sardegna non ha lasciato e non lascerà un buon ricordo», così la presidente Alessandra Todde da Bruxelles.
(Unioneonline/D)
