Uno stadio, una squadra: il commento del 24 marzo 2026
Di Enrico PiliaIl calcio non è fatto solo di palloni e giovani prestanti che li indirizzano verso la porta degli avversari. C’è un variegato mondo che si muove attorno, non meno importante è il luogo dove questi spettacoli si svolgono. Sempre affollati, dovunque nel nostro continente, dall’estremo Nord alla terza serie siciliana. Noi, inteso come popolo rossoblù, non siamo da meno: lo stadio di Cagliari è il primo in Italia per indice di riempimento anche nel 2026. L’indagine di Calcioefinanza.it, uno dei vangeli per chi fa il nostro mestiere, mostra quanto sia radicato il sostegno a questo club, un primo posto facilitato anche dai pochi seggiolini disponibili in un impianto che, all’italiana, da provvisorio è diventato il principale.
Domani sera, nell’aula del Consiglio comunale, la questione stadio sarà al centro di una resa dei conti, documenti e cifre saranno messi sul tavolo e si cercherà di capire perché si è arrivati a questo punto senza che uno straccio di avvio dei lavori, di conclusione “degli atti”, sia stata sancita. Il silenzio della società Cagliari, almeno a livello ufficiale, significa che il club attende un segnale da via Roma, dopo l’impegno (comune) con la Uefa di bandire la gara entro il 30 giugno. Dall’altra parte, c’è l’estrema prudenza della giunta comunale dove siede un preparatissimo uomo di legge nel posto deputato per le trattative. Segnali di una soluzione dietro l’angolo? Pochi.
In parallelo, sta camminando un altro progetto, quello tecnico. Se non esistesse l’inciampo del pericolo retrocessione, ovvero il conto aritmetico dei punti che condanna chi ne fa meno, saremmo davanti a un favoloso piano di crescita e ringiovanimento dell’organico. Con giovanissimi di ottime prospettive mandati in campo davanti a decine di migliaia di spettatori contro autentiche corazzate sportive. Il vero valore aggiunto del progetto Cagliari è questo: l’altra sera in campo c’erano nello stesso momento Kilicsoy, Trepy, Mendy, Raterink e Palestra, poco prima era uscito Rodriguez e in panchina avevi Albarracin, Grandu e Liteta: il più grande è del 2005, diversi sono titolari e l’anno prossimo te li ritroverai – escluso Palestra – con una stagione in più nella testa, meno emozioni da far evaporare e la fame dei vent’anni da scaricare sul campo.
Certo, c’è la classifica che ostacola la bellezza del progetto: attenzione, perché è sempre più corta e con i 3 punti può accadere l’imponderabile. Come alcuni strani risultati di sabato e qualcos’altro di paradossale visto nelle ultime settimane. Il Cagliari ha perso la testa in tre serate, a conti fatti, ovvero con Genoa, Lecce e Pisa, mentre nel resto della stagione ha tenuto bene, a volte benissimo. E con un allenatore esordiente, diversi infortuni di personaggi chiave e un organico da Primavera, è già un traguardo. Tenete duro, non è finita, una squadra, un popolo, uno stadio.
Enrico Pilia
