Una sfida da raccogliere: l’analisi del 27 gennaio 2026
Di Anna Rita PoddesuIl cibo continua ad essere al centro di nuovi scenari internazionali che si vanno delineando anche a seguito delle tensioni geopolitiche. Tutto ciò accelera l’esplorazione di nuovi scenari verso mercati in grado di dare risposte credibili ai problemi che vivono le economie dei Paesi interessati. Le tensioni commerciali attuali, frutto di politiche in continuo cambiamento, rischiano di compromettere seriamente i rapporti di libero scambio consolidati, inducendo Paesi o blocchi geografici a creare un nuovo ordine mondiale anche nel settore commerciale.
Il bisogno di non rimanere prigionieri in un sistema sta accelerando alcuni processi già avviati verso nuovi mercati. L’accordo firmato in Paraguay con il Mercosur da parte degli Ambasciatori europei rafforzerebbe gli scambi commerciali con il Mercato Comune del Sud America, attraverso l’abbattimento dei dazi tuttora in vigore. Parliamo di un mercato che vale 720 milioni di persone con un reddito pro-capite che va dai circa 13mila dollari dell’Argentina, fino ai 22 mila dell’Uruguay.
Su tale accordo si è sviluppato un dibattito tra i diversi Paesi dell’Unione Europea, con la paura che alcuni segmenti merceologici, soprattutto quello agroalimentare, possano essere danneggiati. Non sempre le posizioni sono scevre da posizioni di parte, però la discussione andrebbe fatta con onestà intellettuale e libera da strumentalizzazioni. Non vi è dubbio che il settore agroalimentare sia quello che potrebbe rischiare di subire maggiori contraccolpi da un accordo come quello che si sta profilando, poiché le basi di partenza con i Paesi del Mercosur possono rendere i nostri prodotti esposti a una concorrenza sleale in un mercato libero a causa del minor costo del lavoro e dalla scarsa sicurezza alimentare per quanto riguarda le carni, il riso e i cereali in generale.
Tutto ciò, però, non può generare una chiusura totale verso quei nuovi mercati che invece possono rappresentare una grande opportunità. Accettare la nuova sfida non significa che non si debbano pretendere dall’UE rigorosi disciplinari in merito alla sicurezza alimentare e ambientale che devono essere rispettati dalle aziende che operano nei Paesi interessati. Il fatto che il settore agroalimentare abbia raggiunto in Europa standard di sicurezza importanti deve spronarci a far sempre meglio per cogliere tutte le opportunità che il mercato estero offre. La nostra agricoltura, a prescindere dalle norme imposte dall’Unione Europea circa gli standard di sicurezza e divieto di prodotti nocivi per la salute umana, è impegnata costantemente nella ricerca di migliorare qualitativamente e quantitativamente le proprie produzioni: in Italia le produzioni biologiche certificate superano il 25% della superficie coltivata, anche se la metà della produzione viene esportata nei mercati internazionali.
Non dobbiamo avere paura di subire il libero scambio e l’invasione delle merci da altri Paesi, d’altronde non é già cosi? Piuttosto dobbiamo governare i processi, non subirli dietro le barricate di una sostenibilità tanto decantata ma molto spesso solo di parte. Dobbiamo invece coltivare e far produrre le nostre terre, lavorare affinché crescano le nostre produzioni apprezzate per la qualità e salubrità e siano costantemente appetibili dai mercati e dai consumatori.
Non dimentichiamo di valorizzare il prestigioso Made in Italy della cucina italiana ora Patrimonio dell’Unesco e magari iniziamo a valorizzare il Made in Sardinia, superando le criticità del comparto agricolo, incrementando le filiere, valorizzando il nostro patrimonio agroalimentare. Forse è giunto il momento di cambiare visione dell’agricoltura: ciò rappresenta soprattutto per la Sardegna una grande opportunità da cogliere.
Anna Rita Poddesu
Presidente Associazione Mandorlicoltori Sardegna
