Una risorsa sprecata
Di Ciriaco OffedduDovremmo imparare, il che vuol dire affrontare i problemi approfondendoli, guardandosi attorno al di là del quartiere, valutando gli esempi virtuosi da qualsiasi parte arrivino, cercando soluzioni pratiche. Perché i problemi incalzano, non aspettano, limitano i nostri gradi di libertà e la qualità della nostra esistenza. Purtroppo, invece, qualsiasi dibattito prende in Sardegna pieghe ideologiche e le discussioni obbediscono facilmente alle appartenenze, agli interessi corporativi, a logiche che niente hanno a che vedere col bene pubblico. Di conseguenza ci stiamo abituando a subire i problemi e adattarci a essi, e non c'è sostantivo che meglio esemplifichi quest'attitudine forzata che non resilienza. Resilienza ai disservizi e alle ingiustizie, agli sprechi, alla corruzione, all'inazione.
Siamo un popolo orgogliosamente resiliente, non per niente non fecondo, non giovane, non produttivo. I numeri non mentono: al 1° gennaio 2026 siamo 1.554.490 residenti con uno spopolamento in accelerazione, la fecondità è scesa a 0,91 figli per donna, gli under 15 sono appena il 9,7% della popolazione, gli over 65 il 27,4%, quasi un sardo su tre. Tra il 2005 e il 2025 la fetta di popolazione in età attiva è scesa dal 69,6% al 62,8%: Confindustria Sardegna quantifica in oltre 106.000 i lavoratori mancanti, e in 1,7 miliardi di euro la capacità produttiva che l'Isola non riesce a esprimere.
Nei paesi sotto i mille abitanti, quelli che compongono l'ossatura della Sardegna interna, lo spopolamento e l'invecchiamento sono ancora più marcati.
Di fronte a questo scenario, il primo riflesso condizionato, fateci caso, è quello di parlare degli anziani come di un peso da sostenere – pensioni, sanità, servizi – mai come di una risorsa da attivare. Una zavorra di circa 425mila persone che dovrebbe essere sostenuta da un'immigrazione altamente produttiva.
È lo sguardo opposto a quello che il Giappone, il Paese più vecchio del pianeta, ha imparato ad avere per necessità. Là, dal 2025, la legge incentiva fortemente il prolungamento dell'attività lavorativa oltre l'età pensionabile fissata. Il risultato non è teorico: quattro aziende giapponesi su dieci assumono regolarmente persone sopra i 70 anni, con diverse multinazionali che hanno abolito ogni limite di età. Non è una costrizione, ma il riconoscimento che il lavoro dopo l'età pensionabile vada favorito, non combattuto.
Dicono in Giappone: "Non utilizzare al meglio gli anziani è un grande spreco". In virtù di questa impostazione stanno fiorendo le cooperative di "silver human resources", che rimettono in circolo il tempo e le competenze dei pensionati nell'artigianato, nel supporto alle scuole, nell'indotto agricolo e turistico. Questo dentro la cornice precisa del "keiro no hi", il rispetto per gli anziani. La vecchiaia come patrimonio collettivo, non come peso.
In Sardegna avremmo, sulla carta, la materia prima umana per un discorso analogo: un quarto abbondante della popolazione è ancora nel pieno delle proprie capacità, con competenze spendibili, spesso l'unica presenza stabile in paesi che altrimenti si spegnerebbero.
Il nostro problema è culturale e sistemico. Mentre il Giappone struttura l'impiego degli anziani come politica pubblica organica, l'Italia lo scoraggia con la propria architettura previdenziale e fiscale. Per la maggioranza dei pensionati, pur senza limiti formali di cumulo, il disincentivo resta fiscale: pensione e reddito da lavoro non restano separati, si sommano in un unico reddito complessivo su cui si applica l'IRPEF progressiva, e le detrazioni si riducono man mano che il totale cresce, senza alcuna agevolazione dedicata, né per sé né per l'azienda che assume.
Il messaggio implicito, per chi ha già versato una vita di contributi, è che il lavoro extra convenga solo fino a una certa soglia: oltre, conviene restare a casa. Non esiste, da noi, nulla che somigli a una rete di "silver human resources". Il sistema, semplicemente, non è stato disegnato per moltiplicare il lavoro potenziale, ma per contenere la spesa previdenziale.
Se vogliamo contrastare lo spopolamento delle aree interne, dovremmo smettere di guardare agli anziani come a un capitolo di spesa sociale e cominciare a trattarli come un giacimento inutilizzato. Il Giappone non lo ha fatto per virtù, ma per necessità: la stessa che, in Sardegna, fingiamo ancora di non sentire.
Ciriaco Offeddu
Manager e scrittore
