Un capo qualunque
Di Bepi AnzianiViviamo in un mondo nel quale si può persino attribuire a Melania Trump il merito di una tregua umanitaria a Oleshky, dopo l’appello del Papa a Putin. E allora non stupisce che uno sconosciuto possa lanciare un invito sui social e ritrovarsi dietro un gruppo di ragazzi pronti a mettersi in cammino. Senza chiedersi chi sia davvero e quale obiettivo abbia quella chiamata. Non serve definirli studenti, maranza o disperati né ricondurli a un’unica categoria. Non so come il trentenne bresciano indicato come promotore uscirà da questa vicenda. Saranno gli accertamenti a dirlo. Ma la domanda va oltre il suo caso.
Ciò che preoccupa non è tanto la sua capacità persuasiva, né il suo destino giudiziario. È il bisogno di tanti giovani di fare branco e di riconoscersi in un capo. Anche quando quel capo non sale su un palco, non ci mette la faccia e impartisce ordini da uno schermo. Se un capo nascosto nella rete trova una folla pronta a obbedire, la nostra società è in pericolo. Un grave pericolo. Perché significa aver perso la capacità di ragionare e di confrontarsi, e lasciare che episodi simili possano generarne di peggiori. Un tempo, chi voleva organizzare una protesta si confrontava in assemblee partecipate, anche accese, ma fatte di voci e di dissenso. Oggi può bastare un messaggio di un signor qualunque per mettere in cammino ragazzi che non sanno chi li sta chiamando. E domani, magari, l’invito arriverà da un’intelligenza artificiale. Guidata e controllata da una mente umana. O forse no.
Bepi Anziani
