Era diventato il tormentone dell’estate. Non senza qualche imbarazzo, anche istituzionale, il calcio italiano ha chiuso il casting per la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Mandate in archivio prima la suggestione estera legata a Pep Guardiola – naufragata tra costi proibitivi e motivazioni personali dell’allenatore catalano – e poi l’assunzione di Andrea Pirlo – resa vana dal ruolo di global ambassador di un’agenzia di scommesse russa dell’ex regista azzurro – la Figc prova a voltare pagina. L’addio alla direzione tecnica di figure di peso come Paolo Maldini e Leonardo ha imposto una rotta di emergenza. La soluzione che il presidente Giovanni Malagò ha tirato fuori dal cilindro individua nell’usato sicuro di Roberto Mancini l’unico argine credibile a una deriva che non ammette ulteriori esperimenti al buio. Accanto al ct, si insedierà un tandem di garanzia morale e sportiva profondamente legato alla Sardegna, formato da Claudio Ranieri e (per Magic Box manca ancora l’ufficialità) Gianfranco Zola, chiamato a ristabilire un codice di valori, prima ancora che tattico. Il ritorno di Mancini a Coverciano, sorretto dall’esperienza di Ranieri e dall’estro di Zola, sa di terapia d’urto, ma non può esaurirsi nell’ennesimo maquillage emotivo. Ora la Figc deve imporre a tutto il movimento un cambio di passo, fissando paletti severi nei tornei professionistici.

Inoltre, vanno ridotte le rose elefantiache e concessi dei premi economici a chi fa giocare i ragazzi del vivaio senza svenderli alle plusvalenze fittizie. Non c’è più tempo per i rinvii corporativi o per le mediazioni al ribasso tra i club sordi alle esigenze azzurre e una politica dello sport immobile. Servono centri federali all’avanguardia, metodologie di base uniformi e il coraggio di lanciare i diciottenni in Serie A senza l’ansia da risultato immediato, che brucia i talenti prima ancora di vederli sbocciare. La triade Mancini-Ranieri-Zola rappresenta il parafulmine mediatico perfetto, ma se il Palazzo non cambia le regole d’ingaggio e non inaugura una stagione di riforme vera, ogni sforzo sarà vano.

Altro tema scottante è quello strutturale, con stadi rappezzati alla meglio oppure trasformati in ruderi. A proposito, mentre a Roma si definivano i contorni della nuova guida azzurra, a Cagliari il Consiglio comunale sanciva il riconoscimento di pubblico interesse per il nuovo impianto destinato a sorgere sulle ceneri del vecchio Sant’Elia. È stato così possibile formalizzare alla Figc la candidatura per rientrare nel novero delle sedi designate per gli Europei del 2032. Il sì del Consiglio – arrivato dopo dieci anni di burocrazia, veti incrociati e teatrini politici – restituisce alla città l’ambizione di un riscatto, non solo simbolico. E di un risveglio, i cui orizzonti non possono essere soltanto sportivi.

Lorenzo Piras

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